Bonifici tra genitori e figli, trasferimenti di denaro tra fratelli, rimborsi tra parenti o semplici donazioni monetarie possono acquisire rilevanza fiscale quando transitano su conti correnti o carte di pagamento. Ciò deriva dall’attenzione che il sistema tributario italiano riserva ai flussi finanziari, considerandoli potenziali indicatori di redditi non dichiarati.
L’Agenzia delle Entrate ha accesso ai dati dei conti correnti tramite l’Anagrafe dei rapporti finanziari, un archivio che raccoglie informazioni periodiche fornite da banche e intermediari finanziari. Tale accesso consente all’Amministrazione di verificare le entrate e le uscite di denaro e di confrontarle con quanto dichiarato dal contribuente nella dichiarazione dei redditi. In caso di discrepanze tra i movimenti finanziari rilevati e la situazione fiscale del soggetto, può essere avviato un procedimento di accertamento.
È proprio nell’ambito dell’accertamento che si configura la “presunzione di reddito”. Secondo tale principio, i versamenti e gli accrediti registrati su un conto possono essere considerati redditi imponibili fino a prova contraria. Pertanto, qualora si riceva una somma di denaro e non si sia in grado di dimostrarne la legittima provenienza, l’Amministrazione Finanziaria presumerà che si tratti di reddito non dichiarato, assoggettandolo a tassazione e applicando, ove necessario, sanzioni e interessi.
È sufficiente la presenza di accrediti sul conto corrente della persona sottoposta ad accertamento fiscale affinché tali trasferimenti siano considerati rilevanti. Tuttavia, nella pratica, numerosi movimenti di denaro tra familiari presentano una natura del tutto legittima e non redditizia.
La complessità si manifesta in presenza di una documentazione insufficiente, che non consenta di chiarire la motivazione del trasferimento. Pertanto, anche nelle operazioni tra familiari, assumono rilevanza cruciale la tracciabilità e la chiarezza della causale di bonifico. L’indicazione esplicita della natura del trasferimento, ad esempio, come regalo familiare, prestito infruttifero o rimborso spese, può contribuire a dimostrare la non redditizietà dell’operazione.
Non è previsto un limite generale all’importo dei bonifici tra parenti. Sono consentiti anche trasferimenti di somme elevate, a condizione che il denaro abbia un’origine lecita e che sia possibile fornire la relativa prova in caso di controlli. Tuttavia, importi particolarmente elevati o movimentazioni frequenti possono destare l’attenzione dell’amministrazione finanziaria, soprattutto quando risultano sproporzionati rispetto al reddito dichiarato dal contribuente.
Rimangono, comunque, di fondamentale importanza la conservazione dei documenti giustificativi delle movimentazioni di denaro e, in particolare, una dettagliata redazione della causale di bonifico, al fine di tracciare i pagamenti effettuati e i motivi che li giustificano.
