Spacciatore rischia trattamenti crudeli nel Paese d’origine: annullata estradizione

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Il caso

Un imputato indiano veniva accusato di essere responsabile dei reati di associazione a delinquere e di importazione di “tre partite di droga per complessivi 300 kg circa di eroina”.

Nel caso di specie la Corte d’Appello di Torino dichiarava sussistenti le condizioni per l’accoglimento della domanda di estradizione avanzata dalle autorità della Repubblica d’India.

Avverso tale sentenza l’uomo proponeva ricorso per cassazione lamentando, tra i vari motivi, la violazione dell’art. 698 c.p.p., comma 1 e art. 705 c.p.p., comma 2, lett. c) in relazione al rischio effettivo di essere sottoposto a trattamenti crudeli, inumani o degradanti. 

Il ricorrente deduce infatti che “la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Torino ha rilevato l’iscrizione a suo carico di un ulteriore procedimento per reati di terrorismo, per i quali molte fonti indipendenti attestano la prevalenza di abusi durante la custodia e gli interrogatori di polizia”.
L’uomo attraverso il suo legale ricorda che l’India non ha mai ratificato “la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura” e molte fonti indipendenti attendibili indicano “una diffusa e grave situazione di pratica della tortura al fine di estorcere confessioni nonché di endemica violenza all’interno del sistema carcerario dello Stato indiano”.

In relazione a questo motivo il ricorso risulta fondato. La Suprema Corte osserva che “la formulazione di accuse aggiuntive a carico dello estradando riferite a generiche condotte di terrorismo che, a prescindere dal concreto esercizio di un’azione penale, sono suscettibili di esporlo ad attività di indagine in relazione alle quali non è affatto remoto il pericolo di subire atti di tortura anche in ambito carcerario, impone uno sforzo aggiuntivo volto ad appurarne il concreto contenuto”.

Con la sentenza n. 18122/21 del 10 maggio la Corte di Cassazione annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Torino.