Ladro senza patente: moglie colpevole se lo accompagna in auto

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Il caso

Un uomo sprovvisto di patente si faceva accompagnare dalla moglie in macchina per effettuare dei furti negli appartamenti.

Entrambi i coniugi vengono condannati per furto in appartamento aggravato dalla violenza sulle cose: l’uomo in quanto esecutore materiale, la donna in quanto autista.

Il difensore proponeva ricorso per cassazione avverso tale sentenza deducendo tra le altre cose la non colpevolezza della donna e la non punibilità della connivenza. 

Secondo il legale infatti la signora era all’oscuro dell’attività delittuosa svolta dal coniuge e si era limitata ad accompagnarlo in macchina perché l’uomo era sprovvisto di patente.

La Suprema Corte respinge la tesi proposta dalla difesa ritenendo inammissibile sostenere la non colpevolezza della donna.

Il contributo concorsuale della donna, “sotto il profilo materiale dell’agevolazione, oltre che sotto il profilo morale, del rafforzamento dell’altrui proposito criminoso, è stato infatti affermato sulla base di una motivazione immune da censure di illogicità, e dunque insindacabile in sede di legittimità”.

La presenza della signora era utile al marito per il trasporto della refurtiva ed è evidente per i Giudici che il ruolo da lei ricoperto non era solo di accompagnatrice. 

Impossibile sostenere che «la donna potesse essere inconsapevole delle condotte del marito, atteso che l’uomo faceva ritorno nell’autovettura carico di refurtiva (monili, orologi, collane, ecc.)» che «veniva occultata proprio a bordo dell’autovettura oppure in camera da letto, luoghi nella disponibilità della donna». 

Con la sentenza n. 5212/21 del febbraio la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.