Finge di avere una pistola ricreandone la forma con la mano sotto al giubbotto: non si configura aggravante

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Il caso 

Due uomini venivano condannati a quattro anni di reclusione e al pagamento di 900 euro di multa per aver rapinato delle persone. Uno dei due rapinatori aveva inoltre simulato il possesso di un’arma ricreando la forma della “pistola” con la mano da dentro al giubbotto.

Tra le circostanze aggravanti riconosciute dalla Corte d’Appello di Bologna l’uso dell’arma “nel corso della rapina consumata in concorso e riunione”.

Avverso tale riconoscimento viene proposto ricorso in cassazione deducendo la violazione della norma penale aggravante (art. 628 c.p., comma 3, n. 1).

I Giudici ritengono il ricorso fondato in quanto “per potersi configurare l’aggravante dell’uso dell’arma” è necessario “che il soggetto agente appaia palesemente armato, così da sortire un effetto intimidatorio concreto nelle vittime, a nulla rilevando in tal senso la mera equivoca supposizione del possesso di un’arma fondata sull’atteggiamento puerile dell’agente”.

La Suprema Corte conferma “l’irrevocabilità della decisione sulla responsabilità” ma ritiene che la sentenza impugnata vada annullata “quanto alla valutazione della sussistenza della circostanza aggravante di aver fatto uso di un’arma al fine di commettere la rapina contestata”.

Cona la sentenza n. 14366/21 del 16 aprile la Corte di Cassazione annulla la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte di appello di Bologna per nuovo giudizio sul trattamento sanzionatorio.