Esplosivo o esplodente: caratteristiche micidiali

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Il caso

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Busto Arsizio disponeva la custodia cautelare in carcere per un uomo era indagato per “l’illegale detenzione nel garage di pertinenza della sua abitazione di quattordici manufatti, realizzati artigianalmente, contenenti ciascuno materiale esplosivo, muniti di stoppino pirotecnico e dotati di elevato effetto distruttivo”.

Il Tribunale di Milano accoglieva la richiesta di riesame proposta dall’imputato e disponeva l’immediata liberazione dell’indagato ritenendo che la condotta dell’uomo “non potesse essere qualificata come detenzione di esplosivi”.

 Secondo i giudici “si era in presenza di un artificio pirotecnico illegale, efficiente ed efficace, come accertato dalla Polizia di Stato” ma “per ritenere sussistente il delitto contestato era necessario che l’ingente quantitativo, il precario confezionamento, la concentrazione in un ambiente angusto e la prossimità a luoghi frequentati determinassero un pericolo per le persone o cose, con conseguente micidialità del materiale”. 

Ricorre per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio, deducendo violazione della L.n. 895 del 1967, art. 2 e ritenendo che il Tribunale avesse erroneamente escluso “la ricorrenza del delitto di detenzione di esplosivi”, nonostante “l’ordinanza avesse dato atto della valutazione da parte degli artificieri delle caratteristiche micidiali dei manufatti, anche all’esito della prova di esplosione”. 

La Suprema Corte ritiene il ricorso fondato e la giurisprudenza di legittimità afferma che “nella categoria delle “materie esplodenti” indicata nell’art. 678 c.p., rientrano quelle sostanze prive di potenzialità micidiale sia per la struttura chimica, sia per le modalità di fabbricazione, dovendo invece essere annoverate nella diversa categoria degli “esplosivi” – la cui illegale detenzione è sanzionata dalla L.n. 497 del 1974, art. 10, – quelle sostanze caratterizzate da elevata potenzialità, le quali, per la loro micidialità, sono idonee a provocare un’esplosione con rilevante effetto distruttivo (Sez. 4, Sentenza n. 32253 del 16/06/2009 Ud. (dep. 06/08/2009) Rv. 244630 – 01)”. 

Nella vicenda di specie la micidialità dei manufatti è stata accertata concretamente dalla polizia giudiziaria con la prova di accensione: una possibile esplosione avrebbe potuto infatti avere effetto distruttivo o provocare gravi lesioni ad una persona. 

Con la sentenza n.12767/21 del 2 aprile la corte di cassazione annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Tribunale di Milano.