Avere un coltello per fare un furto ne giustifica il porto?

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Il caso

Un uomo è stato trovato per strada con un coltello da cucina insieme ad altri due uomini.
Il suo avvocato si questiona sulla corretta accusa di possesso illegittimo di “strumento atto ad offendere”.

L’imputato aveva infatti dichiarato che il coltello da cucina era stato preso ai fini di uno scasso e non per offendere delle persone.

Secondo la Suprema Corte «non vi è dubbio che un coltello da cucina di trentadue centimetri di lunghezza, di cui ben venti centimetri di lama, costituisca strumento da punta o da taglio atto ad offendere la persona». Viene ribadita quindi una differenza dagli altri strumenti trovati sugli altri due uomini e valutati come strumenti da scasso.

Il difensore dell’imputato ritiene giustificabile riconoscere un coltello come strumento da scasso visto che questo era il fine ultimo dichiarato dai tre uomini.

I Giudici affermano che «la norma distingue chiaramente gli strumenti da punta e da taglio atti a offendere, tra cui ricade il coltello in questione, da qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, che sia chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona».

Inaccettabile quindi l’ipotesi presentata per giustificare il porto del coltello come strumento per commettere un furto.

Con la sentenza n. 37163/20 del 23 dicembre la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile.