Anziano truffato: riconosciuta la minorata difesa

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Il caso

Un uomo di oltre 80 anni veniva raggirato da due truffatori.. Essi erano riusciti a convincere telefonicamente l’anziano di stare interloquendo con suo figlio e che, sempre l’anziano, avrebbe potuto riscuotere i codici per il ritiro di 2 assegni da 11 mila euro grazie al pagamento in contanti di una somma pari a 2900 euro.

L’uomo “indotto in errore” consegna la quota ad uno dei complici procurando loro un ingiusto profitto.

Il vero figlio dell’anziano, scoperta la truffa, accompagna il padre a formalizzare la querela in caserma ed è solo grazie al suo repentino intervento che è poi possibile riconoscere uno dei truffatori a distanza di poche ore rispetto ai fatti.

I due uomini protagonisti del raggiro vengono accusati di truffa aggravata dal riconoscimento della minorata difesa della vittima.

Il legale dei due imputati propone ricorso per cassazione contestando l’adozione della misura cautelare e osservando che la sola età dell’uomo non può essere messa a fondamento dell’applicazione dell’aggravante.

A detta del difensore l’anziano sarebbe stato comunque raggirato dai due uomini a prescindere dalla sua età, vista e confermata l’abilità degli autori della truffa.

La Cassazione conferma che la sola età non può essere a fondamento del riconoscimento di minorata difesa ma che è importante valutare la ricorrenza delle situazioni per denotare il grado di vulnerabilità della vittima.

Nel caso di specie l’anziano:

  • aveva più di 80 anni quando è stato truffato,
  • non si era minimamente reso conto di non stare interloquendo con il suo vero figlio nelle telefonate con i truffatori;
  • solo dopo l’arrivo del vero figlio ha scoperto di essere stato truffato;

È evidente che la vittima si trovasse in una condizione di minorata difesa rispetto ai due truffatori.

Il riconoscimento fotografico di uno dei complici «da parte della vittima non può indurre a valutazioni differenti e far credere che l’anziano non si trovasse in una situazione di minorata difesa, rendendo al contrario evidente una malcelata capacità reattiva, dal momento che, come evidenziato dal Tribunale, il riconoscimento in parola è derivato dal semplice fatto che l’anziano incontrava il truffatore nel cortile e si interfacciava con lui consegnandogli il denaro e ricevendo la busta, per cui aveva (avuto) tutto il tempo di guardarne le caratteristiche somatiche e di abbigliamento. Egli poi le ha riferite alla polizia giudiziaria e lo ha riconosciuto, non già a distanza di giorni, ma poche ore dopo rispetto ai fatti».

Con la sentenza n. 32257/20 del 17 novembre la Suprema Corte dichiara i due ricorsi inammissibili e, considerati i profili di colpa, condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di 2000 euro ciascuno in favore della Casa delle Ammende.