La nullità del matrimonio non è trasmissibile agli eredi

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Tizio contrasse matrimonio con Caia da cui nacque Sempronia; con sentenza parziale il Tribunale pronunciava la cessazione degli effetti civili di questo matrimonio; dopo quattro mesi, Tizio contrasse nuovo matrimonio. A distanza di due anni dal nuovo rapporto coniugale, Tizio decedeva. Veniva promosso innanzi al Tribunale competente da Sempronia, figlia di prime nozze, giudizio nei confronti del nuovo coniuge del defunto, al fine di fare dichiarare la nullità del matrimonio da questa contratto con il padre, per mancanza del requisito della libertà di stato del nubendo al momento del matrimonio deducendo che la sentenza di divorzio non era ancora passata in giudicato al momento in cui vennero celebrate le nuove nozze. Il giudice di primo grado accoglieva la domanda e dichiarava la nullità del secondo matrimonio. Il diritto alla quota ereditaria di pertinenza del coniuge superstite viene meno sole ove ricorrano due condizioni concorrenti e intrinsecamente connesse e cioè la nullità del matrimonio e la mancanza di buona fede del coniuge superstite. Ne deriva che la declaratoria di nullità di matrimonio, ove non sia accertata la mancanza di buona fede, è priva di effetti ai fini successori.