La madre ha diritto di rimanere anonima al momento del parto

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La figlia abbandonata e non riconosciuta al momento del parto dalla madre, si era rivolta al Giudice affinché venisse accertato e dichiarato che la stessa era nata dalla donna chiamata in causa (si parla, in questo caso di “domanda di dichiarazione di maternità naturale”) o che, almeno, fosse accertato il suo diritto al mantenimento; la figlia era stata cresciuta solo dal padre, in quanto nata a seguito di una relazione extraconiugale dello stesso con la donna in questione. La figlia, inoltre, aveva evidenziato come la stessa avesse sempre vissuto solo ed esclusivamente grazie alle risorse economiche messe a disposizione dal padre, il quale era, però, successivamente deceduto senza lasciare nulla in eredità.

Il Tribunale, tuttavia, non ritiene di dover accogliere la richiesta avanzata dalla figlia, in quanto “nel nostro ordinamento è espressamente previsto dalla legge il diritto della madre di non essere nominata nell’atto di nascita del figlio”, con la conseguenza che la madre ha tutto il diritto di rimanere anonima nei confronti del figlio stesso. A riprova di ciò, infatti, va osservato che “il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto, dal padre e dalla madre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento”: ciò significa che un soggetto diventa, ai sensi di legge, “figlio nato fuori dal matrimonio”, con le conseguenze giuridiche che ne derivano, solo ed esclusivamente se i genitori provvedono al loro riconoscimento.

Non solo: il diritto della madre a rimanere anonima è stato riconosciuto anche dalla Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 425/2005 ha ribadito questa possibilità, tutelando la madre che si trovi in una situazione personale o economica particolarmente difficile e riconoscendole la possibilità di partorire in una struttura che le consenta di mantenere l’anonimato e al tempo stesso garantisca che il parto avvenga in condizioni di completa sicurezza. Di conseguenza, Il Tribunale di Roma conclude nel senso di rigettare sia la domanda di mantenimento che la domanda di dichiarazione giudiziale di maternità naturale, precisando come l’accoglimento di quest’ultima “avrebbe l’effetto di costituire lo status giuridico di genitorialità e di determinare l’insorgenza delle relative responsabilità, a fronte della perdurante volontà della madre di non essere nominata e di mantenere il proprio segreto nei confronti del figlio dato alla luce”.