Schiaffo sul sedere: si tratta di violenza sessuale

La Corte di  Cassazione ha ribadito con la sentenza n. 15245/2017, che anche lo schiaffo sul sedere rientra nell’ambito delle condotte vietate ex art. 609-bis c.p.. Conferma la condanna a dieci mesi di pena detentiva per il reato di violenza sessuale, nei confronti di un uomo, il quale, a bordo di un motorino, aveva dato uno “schiaffo” sul sedere ad una donna che camminava di spalle, per poi darsi alla fuga.

Vani i tentativi di difesa dell’imputato, il quale sosteneva che il palpeggiamento non potesse rientrare nel reato contestato, dal momento che era privo della connotazione di atti sessuali e, che pertanto era inidoneo ad incidere sulla libertà sessuale della persona offesa. Aggiungeva inoltre, che non era sua intenzione “compiere un atto di libidine sulla donna, bensì, stando a bordo di un ciclomotore, si era limitato ad uno schiaffo sul sedere”.

Per gli Ermellini, il ricorso è inammissibile e la decisione della Corte territoriale deve essere confermata in toto. I fatti addotti in giudizio inoltre evidenziano come la “condotta dell’imputato si era concretizzata in un palpeggiamento, e non in semplice uno schiaffo, benché di breve durata, di zone erogene suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale, ed è stato ritenuto irrilevante, ai fini della configurazione del reato, il conseguimento della effettiva soddisfazione erotica.

Come ribadito più volte dalla giurisprudenza (cfr., Cass. n. 21020/2015), concludono dal Palazzaccio, in tema di reati sessuali, “la condotta vietata dall’art. 609-bis cod. pen. comprende, oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto idoneo, secondo canoni scientifici e culturali, a soddisfare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo, a prescindere dalle intenzioni dell’agente, purché questi sia consapevole della natura oggettivamente “sessuale” dell’atto posto in essere con la propria condotta cosciente e volontaria. Pertanto, che si tratti di palpeggiamenti o schiaffi, “l’eventuale finalità ingiuriosa dell’agente non esclude la natura sessuale della condotta”, oltre al fatto che “nella nozione di atti sessuali non sono ricompresi solo quelli indirizzati alla sfera genitale,  bensì anche tutti quelli idonei a ledere la libertà di autodeterminazione della sfera sessuale della persona offesa.

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