Azienda produttrice di sigarette risarcisce la famiglia della cliente defunta

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Riflettori puntati sulla morte di una donna e sulla connessione tra la patologia a lei fatale – un cancro polmonare – e il quotidiano consumo di sigarette – venti ogni giorno, per la precisione –, da parte sua, per ben trent’anni. Per i familiari della donna il nesso tra malattia e tabagismo è evidente e quindi è logico dedurre la responsabilità della società, colpevole, di «non avere mai informato i consumatori dell’alta nocività delle sigarette “MS”, nonostante sin dal 1950 la letteratura scientifica avesse messo in relazione il carcinoma polmonare con il fumo attivo». Di conseguenza, la richiesta di risarcimento, da parte del marito e dei figli della donna, per il danno morale subito.

La (OMISSIS) S.p.A. eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva e, nel merito, chiedeva il rigetto della domanda per l’assenza di illecito e, quindi, di responsabilità, essendo sia la produzione che la vendita di tabacco attività lecite ed esercitate nel rispetto della normativa vigente.

Il tribunale di Potenza, infine, ha sancito il risarcimento a carico dell’azienda produttrice di sigarette, per i familiari della donna che ha cominciato a fumare a metà degli anni Sessanta e ha smesso solo a metà degli anni Novanta, morendo poi a causa di un devastante carcinoma polmonare causato dai trent’anni di tabagismo.