Idraulico mente sul funzionamento di una caldaia: truffa

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Il caso

Un idraulico convinceva un cliente a sostituire una caldaia ancora valida. Dopo aver ottenuto la sottoscrizione del preventivo e aver incassato un acconto di 900 euro “non si rendeva più disponibile ad effettuare il lavoro né restituiva il denaro “.

Il cliente, ormai ex, in qualità di persona offesa trascina in aula l’idraulico e ottiene che venga condannato in primo e secondo appello per il delitto di truffa aggravata.

L’imputato propone allora ricorso per cassazione lamentando l’assenza di presupposti per ritenerlo colpevole di tale reato oltre alle sole “dichiarazioni della persona offesa”. 

Secondo la sua difesa queste non potevano “ritenersi adeguatamente dimostrative della sussistenza del reato”.

La Suprema Corte ritiene il ricorso inammissibile poiché fondato su un motivo generico.

Per i Giudici è sufficiente evidenziare la “condotta ingannatoria” tenuta dall’idraulico che con artifici e raggiri ha prima mentito sul funzionamento della caldaia e poi ha intascato i 900 euro dell’acconto pattuito sul preventivo per la sostituzione della stessa.

Tenuto conto che la persona offesa aveva sottoscritto un preventivo di spesa «per la sostituzione ed il montaggio di una nuova caldaia – che avrebbe altrimenti rifiutato – nella erronea convinzione che l’impianto non fosse non più idoneo», secondo la Corte di Cassazione è lecito parlare di truffa contrattuale.

Con la sentenza n. 4039/21 del 2 febbraio ls Suprema Corte dichiara quindi il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.