Opposizione a decreto ingiuntivo: sì alla produzione di nuovi documenti

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, ai fini della prova della pretesa creditoria, è possibile produrre nuovo materiale probatorio con efficacia retroattiva. Ciò in considerazione del fatto che le sole fatture non sono sufficienti a provare il credito, infatti il giudice dell’opposizione deve procedere all’autonomo esame di tutti gli elementi forniti dal creditore per dimostrare la fondatezza della propria pretesa e dall’opponente per contestare la pretesa stessa. Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 14473 del 28 maggio 2019.

Nel caso di specie, il condominio ricorrente lamentava che il creditore cessionario aveva prodotto nel giudizio di opposizione nuove prove, introducendo fatture commerciali non sufficienti a dimostrare il rapporto da cui scaturisce il debito del condominio. Di diverso avviso sono i Giudici di legittimità. Secondo questi ultimi, infatti, bisogna tener conto del fatto che:

  • da un lato, «le fatture commerciali, pur essendo prove idonee ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo, hanno tale valore esclusivamente nella fase monitoria del procedimento, essendo documenti formati dalla stessa parte che se ne avvale»;
  • dall’altro, le fatture commerciali «nel giudizio di opposizione all’ingiunzione (come in ogni altro giudizio di cognizione) non integrano di per sè la piena prova del credito in esse indicato n’è comportano neppure l’inversione dell’onere della prova in caso di contestazione sull’an o sul quantum del credito vantato in giudizio (v. Cass., 28/5/1979, n.3090; Cass., 21/3/1970, n. 771)».

Ne deriva che, secondo il pacifico orientamento giurisprudenziale richiamato dalla Corte, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – come nel caso di specie – è possibile l’integrazione della documentazione, a completamento di quella versata nel procedimento monitorio (le fatture commerciali, nella questione in esame), «dovendo il giudice del merito procedere all’autonomo esame di tutti gli elementi forniti dal creditore per dimostrare la fondatezza della propria pretesa e dall’opponente per contestare la pretesa stessa» (v. Cass., 9/11/1977, n. 4825; Cass., 26/10/1974, n. 3175). Tale possibilità discende dal fatto che con l’opposizione a decreto ingiuntivo si instaura un vero e proprio giudizio di cognizione, nel corso del quale il Giudice, oltre ad esaminare l’ingiunzione e la sua corretta instaurazione, deve anche procedere ad una valutazione di tutti gli elementi anche se nuovi rispetto al materiale probatorio prodotto con il ricorso per ingiunzione. 

Alla luce di tali considerazioni, la Corte ha rigettato il ricorso del condominio, confermando la decisione impugnata.

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