Sul diritto di visita dei figli decide il giudice di merito

La Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 24937 del 2019 ha ribadito che spetta al Giudice di merito e non alla Corte di legittimità fissare le modalità di esercizio del diritto di visita del figlio da parte del genitore, da parametrarsi nell’esclusivo interesse del minore. 

La pronuncia traeva origine dall’impugnazione avverso la decisione con cui il giudice di merito aveva rigettato l’istanza proposta dal ricorrente per ottenere l’ampliamento del diritto di visita al figlio. La Corte territoriale aveva respinto tale domanda in quanto, il regime proposto dal genitore, sarebbe stato frammentario e totalmente disfunzionale rispetto alle esigenze del figlio.

Nel ricorso proposto in Cassazione, il ricorrente lamentava che, nonostante fosse stato adottato il regime dell’affido condiviso, la contrazione del periodo di visita del padre celava di fatto, il regime di affido esclusivo, atteso che questi poteva trascorrere con il figlio solo quattro giorni al mese e due pomeriggi con pernottamento. Pertanto, il ricorrente ha eccepito che la Corte territoriale abbia valutato la richiesta in modo erroneo, intendendola come un elemento di disturbo alla quiete del minore, trattandosi invece della possibilità di mantenere una significativa relazione padre/figlio.

Inoltre, il ricorrente ha censurato che la violazione delle norme sulle bigenitorialità e dell’ascolto del minore, avevano causato un grave pregiudizio a danno del figlio stesso.

Esaminando il ricorso, preliminarmente la Suprema Corte ha rilevato che, la regola dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori non esclude che il minore sia collocato presso uno dei genitori e che sia stabilito uno specifico regime di visita con l’altro genitore.

Inoltre, ha precisato che spetta al giudice di merito il potere di stabilire le concrete modalità di esercizio del diritto di visita, non sindacabili nel giudizio di legittimità, ove è invece possibile sollevare censure solo in relazione ai principi in virtù dei quali il giudice di merito ha regolato le frequentazioni del genitore non convivente con il minore, qualora si discostino rispetto a quello fondamentale, fissato dall’art. 155 c.c., dell’esclusivo interesse del minore.

Orbene, trattandosi di un accertamento in fatto, non sindacabile in sede di legittimità, la Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Chiudi il menu
Open chat