Rapporto fra coniugi e annullamento del matrimonio

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Per un vizio genetico del matrimonio (atto), dopo aver ottenuto dal Tribunale Ecclesiastico Regionale una pronuncia di nullità del matrimonio concordatario, il marito citava in giudizio la ex moglie avanti la Corte d’Appello chiedendo che tale sentenza venisse dichiarata efficace anche nella Repubblica Italiana.

Corte d’Appello e Cassazione rigettavano la domanda del ricorrente in quanto il protrarsi del matrimonio (rapporto) per oltre un triennio dalla data di celebrazione del matrimonio religioso viene ritenuto ostativo alla pronuncia di esecutività della sentenza ecclesiastica.

Il “rapporto” inteso non come mera coabitazione ma come comunione di vita costituisce un’espressione sintetica dei molteplici aspetti che caratterizzano lo svolgimento della vita matrimoniale. Tutto ciò si traduce in una pluralità di responsabilità, doveri inderogabili, diritti inviolabili, di aspettative legittime e di legittimi affidamenti dei componenti della famiglia.

Nonostante la tendenza sessuale del marito, latente all’inizio della relazione coniugale, il matrimonio (rapporto) si è prolungato per un periodo di quasi 8 anni e da esso è nata una figlia.

I Giudici considerano assolutamente irrilevante il momento in cui la moglie ha preso coscienza dell’omosessualità del marito e ritengono lei l’unica vera legittimata a far valere il vizio del consenso.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza n. 19329/20; del 17 settembre