Il matrimonio dura poco? L’assegno va ridotto

  • Post author:

La durata limitata del matrimonio può rilevare ai fini della revisione delle condizioni patrimoniali degli ex coniugi. Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione civile nell’ordinanza n. 10647 del 2020, che riguardava il caso di un ex marito che aveva impugnato per cassazione il decreto con cui la Corte d’appello aveva rigettato la domanda di revoca o riduzione dell’assegno divorzile fissato in favore dell’ex moglie. Tale richiesta era fondata sulla circostanza che l’uomo aveva subìto un peggioramento delle proprie condizioni economiche e patrimoniali, a differenza della donna che, invece, aveva riscontrato un miglioramento delle stesse.

Il giudice di merito aveva rigettato il ricorso, ritenendo che il depauperamento delle condizioni patrimoniali del ricorrente ed il miglioramento di quelle della donna non costituissero motivo sufficiente per accogliere la domanda. Avverso tale decisione, l’ex marito proponeva, quindi, ricorso per cassazione, censurando, dapprima, la violazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, atteso che la Corte distrettuale non aveva valutato i principi giurisprudenziali relativi ai criteri di attribuzione e quantificazione dell’assegno divorzile. In secondo luogo, segnalava l’omesso esame da parte del giudice di merito, di fatti decisivi a sostegno della minore consistenza e capacità reddituale del ricorrente, come l’esistenza del secondo matrimonio dallo stesso contratto con una persona che doveva mantenere, né la costituzione di un vincolo di destinazione al fine di sottrarre la villa all’azione esecutiva dei numerosi creditori della ex moglie.

Chiamata ad intervenire sul punto, la Suprema Corte, ribadendo principi già espressi in tal senso, ha osservato che per la revisione dell’assegno divorzile di cui all’art. 9 della L. n. 898 del 1970 occorre l’accertamento della sopravvenuta modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi, tale da mutare il precedente assetto patrimoniale definito in sede di divorzio, attraverso una valutazione comparativa delle rispettive situazioni (ex multis Cass., sent. n. 1119/2020). Il giudice di merito – prosegue la Corte – è tenuto ad accertare se siano sopravvenuti elementi fattuali tali da cambiare l’assetto patrimoniale, ed in tale ipotesi, dovrà applicare i nuovi principi, per modificare l’assegno di divorzio, adeguandolo alla nuova situazione attuale.

Ad avviso della Cassazione, nella fattispecie in esame, la Corte distrettuale, seppur richiamandoli, non ha tenuto conto di numerosi elementi fattuali sopravvenuti, come ad esempio, l’eredità acquisita dalla ex moglie ed i sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato derivanti dal suo nuovo matrimonio, cui è collegato il sorgere di nuovi obblighi di carattere economico, idonei a modificare l’assegno di divorzio.

Ritenuta apparente e apodittica la motivazione del decreto impugnato, la Cassazione ha, pertanto, accolto il ricorso e rinviato alla Corte territoriale per un nuovo esame e per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.