Imporre la dieta vegana ai figli diventa reato

La nuova proposta di legge mira ad introdurre due nuovi articoli nel codice penale (572-bis e 572-ter), concernenti il reato di imposizione di una dieta alimentare priva di elementi essenziali per la crescita a un minore di anni sedici, al fine di stigmatizzare definitivamente le condotte alimentari incaute e pericolose imposte dai genitori, o da chi ne eserciti le funzioni, a danno dei minori di età.

Dopo aver ricevuto il parere favorevole delle Commissioni Affari costituzionali e sociali, la proposta  è attualmente all’esame della Commissione Giustizia, e prevede la comminazione della pena detentiva fino ad un anno per i genitori che impongono ai figli minori di 16 anni la dieta vegana, aggravanti fino a 4 anni di reclusione se ciò diventa causa di malattia o lesione personale permanente, e fino a 6 anni di carcere se dall’imposizione deriva l’evento morte.

In modo particolare, nell’ultimo decennio, “si è diffusa in Italia la credenza che una dieta vegetariana, anche nella sua espressione più rigida della dieta vegana, apporti cospicui benefìci alla salute dell’individuo” afferma la Savino nella relazione al pdl, e prosegue “molti decidono di seguire questo tipo di alimentazione, priva di carne, di pesce e di alimenti di origine animale e loro derivati, anche per motivazioni religiose o etiche e per rispetto della vita degli animali. Molti altri soltanto per adeguarsi a una moda”. Se impone rispetto, la scelta di questo stile alimentare compiuta da un adulto, consapevole e capace di autodeterminarsi, il problema sorge quando ad essere coinvolti siano i minori i quali, invece, sono obbligati a seguire un’alimentazione eccessivamente restrittiva che comporta carenze nutrizionali anche gravi, le quali possono ripercuotersi sullo sviluppo somatico e cognitivo degli stessi. Un allarme segnalato anche dai numerosi fatti di cronaca, che dimostrano la pericolosità di queste genere di diete.

Da qui, la proposta tesa ad integrare la normativa apprestando un’apposita tutela, anche in sede penale. Il nuovo art. 572-bis c.p. punisce chiunque, “fuori dei casi previsti dall’articolo 572, impone o adotta nei confronti di un minore degli anni sedici, sottoposto alla sua responsabilità genitoriale o a lui affidato per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, una dieta alimentare priva di elementi essenziali per la crescita sana ed equilibrata del minore stesso è punito con la reclusione fino a un anno”.

La fattispecie si verifica anche se l’adozione del regime alimentare sopradescritto sia effettuata “senza ricorrere a forme di costrizione” si precisa nella relazione, giacché “il bene giuridico tutelato è la salute del minore nell’età dello sviluppo, e la norma mira a sanzionare una condotta che – sulla base delle valutazioni mediche sopra richiamate – si stima astrattamente idonea a metterne in pericolo l’integrità“.

La norma non contempla, inoltre, le motivazioni della condotta, essendo irrilevante – in ragione della natura del bene giuridico tutelato – se essa sia fondata su opinioni filosofiche o credenze dogmatiche. Sono previste inoltre aggravanti fino a 6 anni di carcere, se dall’imposizione della dieta vegana o comunque ritenuta dannosa per il minore, derivi allo stesso “una malattia o una lesione personale permanente”, il secondo comma dell’art. 572-bis prevede la pena della reclusione “da due anni e sei mesi a quattro anni.. Se invece deriva la morte del minore, la pena aumenta da quattro a sei anni”. L’art. 572-ter, infine, prevede una circostanza aggravante “nei casi in cui le condotte sanzionate siano adottate nei confronti dei minori di anni tre, nello specifico, le pene di cui all’art. 572-bis sono aumentate di 12 mesi”.

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