Abusi edilizi 2024, ecco come vendere un immobile con difformità urbanistiche o catastali

  • Categoria dell'articolo:Diritto Civile
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Quando si parla di “difformità” di un immobile ci si riferisce – sovente – alla mancata corrispondenza tra lo stato di fatto (ossia l’effettiva consistenza dell’immobile) e ciò che risulta, invece, dalle “carte”.

Difformità urbanistiche e difformità catastali sono cose ben diverse: Le difformità urbanistiche attengono alla mancata corrispondenza tra lo stato di fatto dell’immobile e il titolo abilitativo o edilizio che è stato rilasciato dal Comune per autorizzare la realizzazione dell’immobile (o dei successivi lavori sullo stesso compiuti). Le difformità catastali, invece, attengono alla mancata corrispondenza tra lo stato di fatto dell’immobile e i dati catastali risultanti dalla visura catastale e/o dalla planimetria catastale.

La differenza tra difformità urbanistiche e catastali non è di poco conto, soprattutto sotto il profilo dei rimedi esperibili.

In linea di massima anche per le difformità urbanistiche esiste una soluzione: in caso di difformità riguardanti l’interno dell’immobile (come, ad esempio, una diversa disposizione delle stanze) è possibile presentare una CILA in sanatoria, mentre in caso di difformità riguardanti l’esterno dell’immobile è possibile presentare una SCIA in sanatoria.

In presenza di abusi che sono da considerarsi gravi (immobile privo di titolo edilizio o realizzato in completa difformità dalla licenza edilizia concessa dal Comune), l’immobile non può essere oggetto di trasferimento: l’eventuale contratto di compravendita sarà affetto da nullità, ancorché l’acquirente fosse consapevole dell’abuso stesso. Nel secondo caso, invece, in presenza di difformità urbanistiche di lieve entità, l’immobile può essere oggetto di compravendita, a condizione che l’acquirente sia stato reso edotto della difformità stessa.