Decreto Rilancio: il contributo a fondo perduto

  • Post author:

Il Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da covid-19”, prevede al titolo II, agli artt. 24-65 misure a sostegno alle imprese e agli altri operatori economici con partita IVA, compresi artigiani, lavoratori autonomi e professionisti colpiti dall’emergenza sanitaria.

In particolare, l’art. 25  prevede lo stanziamento di contributi a fondo perduto in favore di lavoratori autonomi ed imprese in crisi economica e di liquidità.

Le condizioni per accedere al contributo a fondo perduto sono disciplinate dai commi III e IV, i quali prevedono rispettivamente che il contributo spetta esclusivamente ai soggetti che abbiano un ammontare di compensi (ex art. 54, comma 1, del tuir) o di ricavi (ex art. 85, comma 1, lettere a. e b., del tuir), relativi al periodo d’imposta 2019, non superiore a cinque milioni di euro; nonché a quei soggetti il cui ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal I gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza del suddetto requisito del calo di fatturato/corrispettivi.

Per i soggetti che già versavano in stato di emergenza a causa di altri eventi calamitosi alla data dell’insorgere dello stato di emergenza covid-19 non è necessaria la verifica della condizione del calo di fatturato (come ad esempio nel caso dei comuni colpiti dagli eventi sismici, alluvionali o di crolli di infrastrutture che hanno comportato le delibere dello stato di emergenza).

I commi V e VI prevedono le modalità di calcolo del contributo spettante. Il primo dei due individua tre classi di contribuenti in base ai ricavi o ai compensi, ai quali si applicano tre differenti percentuali cui commisurare il contributo spettante. La regola generale è che l’ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. La predetta percentuale è del venti, quindici e dieci percento per i soggetti con ricavi o compensi, rispettivamente, non superiori a 400.000 euro, superiori a 400.000 euro e fino a 1 milione di euro, superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Ai soggetti rientranti nell’ambito di applicazione della norma, al verificarsi delle condizioni di cui ai commi III e IV, è previsto un contributo minimo per un importo non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

I commi dall’VIII al X disciplinano le procedure da seguire per l’erogazione del contributo da parte dell’Agenzia delle Entrate. Si demanda, poi, ad un provvedimento del Direttore dell’Agenzia medesima l’individuazione delle modalità di effettuazione dell’istanza da presentarsi in via esclusivamente telematica, anche per il tramite degli intermediari abilitati, del suo contenuto informativo, dei termini di presentazione della stessa e di ogni altro elemento necessario.

Per quanto riguarda le modalità di accreditamento del contributo a fondo perduto, Il comma XI prevede che l’Agenzia delle Entrate eroghi il contributo sulla base delle informazioni contenute nell’istanza presentata, mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al soggetto beneficiario.

Infine, sono previste norme specifiche (commi XII e XIII) che disciplinano gli aspetti relativi al controllo e al recupero dei contributi indebitamente percepiti e i profili di responsabilità connessi all’invio dell’istanza inviata all’agenzia delle entrate.

In linea generale, l’effettuazione delle attività di controllo e di accertamento è attribuita all’Agenzia delle Entrate. Le sanzioni irrogabili in caso di recupero vanno dal cento al duecento per cento del contributo in tutto o in parte non spettante, dato il rinvio alla misura sanzionatoria prevista dall’articolo 13, comma 5, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.

Per le controversie relative all’atto di recupero sì rendono applicabili le disposizioni previste dal Decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, trattandosi del recupero di un’agevolazione basata su dati di natura tributaria. Da ultimo, il comma 13 richiama l’articolo 316-ter  c.p. in materia di indebita percezione di erogazioni a danno dello stato.