Attesa troppo lunga al pronto soccorso, l’utente può richiedere risarcimento

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L’art. 32 Cost. riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Da questo principio discende l’obbligo, per il Servizio Sanitario Nazionale di garantire prestazioni tempestive, efficaci e proporzionate al bisogno di cura. In particolare, nei pronto soccorso, ogni cittadino ha diritto a essere assistito secondo la gravità del suo stato di salute e non in base all’ordine di arrivo.
Le strutture di emergenza si basano sul  sistema di triage, che assegna a ogni paziente un codice di priorità in base alla gravità della situazione clinica. È quindi evidente che un ritardo nell’intervento, soprattutto nei casi più urgenti, può avere conseguenze molto gravi, fino alla morte del paziente.

Secondo il D.M., ogni ospedale che fa parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), o che opera in convenzione, deve garantire:

  • un’organizzazione efficiente dei reparti, inclusi i servizi di emergenza;
  • la presenza di personale qualificato in numero sufficiente per gestire i flussi di pazienti;
  • l’adozione di tecnologie sanitarie moderne e strutture adeguate alle necessità dell’utenza;
  • il rispetto di tempi di intervento commisurati alla gravità clinica.
Proprio quest’ultimo punto è particolarmente rilevante per chi accede a un pronto soccorso, poiché riguarda direttamente i tempi di attesa massimi che la struttura può ritenere accettabili in base alla condizione clinica del paziente. Non ogni attesa è automaticamente indice di una violazione. In condizioni di particolare affollamento o in presenza di emergenze multiple, i ritardi possono anche essere giustificati. Tuttavia, quando l’attesa supera i tempi previsti per il codice triage assegnato e ciò comporta un peggioramento dello stato clinico o addirittura un evento avverso evitabile (come invalidità, complicanze, decesso), la situazione cambia: la responsabilità della struttura può essere chiamata in causa.
Perché vi sia un risarcimento, devono verificarsi tre elementi:
  • condotta omissiva o ritardata della struttura sanitaria;
  • danno concreto e dimostrabile alla salute subito dal paziente (come, ad esempio, un peggioramento delle condizioni cliniche oppure il venir meno della possibilità di guarire);
  • nesso causale tra il ritardo e il danno.
Il superamento dei tempi massimi previsti per ciascun codice può diventare elemento rilevante per dimostrare un’inadeguata condotta da parte del personale del pronto soccorso. Se un paziente in codice giallo è costretto ad attendere ore prima di essere visitato e subisce danni alla salute che un intervento tempestivo avrebbe potuto evitare, la responsabilità della struttura ospedaliera può essere accertata in sede civile. La responsabilità non grava necessariamente sul singolo medico o infermiere, bensì sull’intera organizzazione sanitaria.
In presenza di carenze organizzative – come mancanza di medici, tempi eccessivi di attesa, o disorganizzazione cronica – è la struttura a doverne rispondere, purché il paziente sia in grado di provarle.

Per dimostrare il danno e ottenere un risarcimento, è fondamentale raccogliere la documentazione medica e amministrativa, tra cui:

  • il referto del pronto soccorso con data, orario di arrivo e codice triage assegnato;
  • la cartella clinica completa;
  • i tempi esatti di attesa e di presa in carico;
  • i referti diagnostici successivi;
  • le eventuali perizie mediche di parte.
Spesso è necessario ricorrere a un consulente medico-legale, che possa accertare se l’evento lesivo fosse evitabile e quale sarebbe stato l’evolversi della patologia in assenza del ritardo. È, inoltre, consigliabile rivolgersi a un avvocato specializzato in responsabilità sanitaria per valutare la fattibilità di un’azione legale.
In caso di responsabilità accertata, il risarcimento può riguardare:
  • danno biologico (lesioni fisiche o peggioramento della salute);
  • danno morale (sofferenze psicologiche subite);
  • danno patrimoniale (spese mediche sostenute, perdita di reddito);
  • danno esistenziale (compromissione della qualità della vita).
In caso di decesso del paziente, i familiari possono richiedere il risarcimento per perdita del rapporto parentale e per i danni subiti indirettamente (sofferenza, trauma, mancato sostegno familiare o economico). I termini per presentare una richiesta risarcitoria sono soggetti a prescrizione, cioè a un limite temporale oltre il quale il diritto non può più essere esercitato:

  • 10 anni se si invoca la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, sulla base del rapporto di affidamento che si instaura tra paziente e ospedale;
  • 5 anni nel caso si proceda sulla base della responsabilità extracontrattuale (cioè come illecito civile).