Nessun rapporto se l’altro è maleodorante

È legittimo declinare un rapporto intimo se l’altro si rifiuta di curare la propria igiene personale. La Corte di cassazione (Cass. sent. n. 9690/16 e n. 39865/2015.) ha precisato, infatti, che il coniuge gode di pieno diritto a rifiutare un rapporto sessuale se l’altro declina l’invito a lavarsi. Come sostiene la Suprema Corte:“l’altro si vede negata la propria libertà sessuale”.

Al di là delle questioni igieniche, i giudici di Piazza Cavour ritengono integrati gli estremi della fattispecie di reato di violenza sessuale (art. 609 bis c.p.), nel caso di costrizione ad avere un rapporto sessuale contro la propria volontà. I giudici hanno, infatti, stabilito a chiare lettere che si commette reato dal momento che “con il matrimonio il marito e la moglie acquisiscono gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri”. Il che non vuol dire che uno dei coniugi abbia il diritto al compimento di atti sessuali inteso come mero sfogo all’istinto sessuale contro la volontà del partner, tanto più se tali rapporti avvengono in un contesto di sopraffazioni, infedeltà e/o violenze che costituiscono l’opposto rispetto al sentimento di stima, affiatamento e reciproca solidarietà in cui il rapporto sessuale si pone come una delle tante manifestazioni. Anche nel caso in cui uno dei due è maleodorante.

 

 

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