Il modello, promosso da Invimit SGR, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze, prevede il coinvolgimento di Enti Territoriali, SGR terze, risorse pubbliche e capitali privati. L’obiettivo primario è la riqualificazione di immobili attualmente non utilizzati, destinandoli alla residenza e garantendo una gestione programmata su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo.
Mario Valducci, Presidente di Invimit SGR, ha sottolineato l’importanza del progetto: “Gli immobili abbandonati rappresentano spesso veri e propri ‘buchi neri’ nelle nostre città. Aree, edifici e patrimoni che per molti anni sono rimasti inutilizzati, privi di una destinazione e spesso non appetibili per il mercato. Quasi sempre, in questi casi, si tratta di beni pubblici.”
Il Fondo Housing Coesione, previsto dall’articolo 7 del DL 66/2026, si rivolge in particolare ai fabbisogni abitativi di giovani, studenti universitari, lavoratori fuori sede, giovani coppie, genitori separati e forme di cohousing, anche intergenerazionale. Il fondo mira a valorizzare edifici inutilizzati o sottoutilizzati, trasformandoli in alloggi destinati alla locazione a prezzi accessibili. Il modello consente agli Enti Territoriali di mettere a disposizione immobili da riqualificare, attivando risorse e competenze attraverso fondi immobiliari territoriali.
L’intervento si inserisce nel contesto delle politiche abitative volte ad ampliare l’offerta di locazioni destinate alle fasce di popolazione con limitato accesso al mercato libero, nonché di programmi di rigenerazione urbana e di contrasto al degrado edilizio, ambientale e sociale.
Il Fondo Housing Coesione si concentra sul recupero del patrimonio edilizio esistente. La selezione degli immobili da candidare riveste, pertanto, un ruolo fondamentale per il successo degli interventi.
Gli edifici pubblici dismessi possono presentare condizioni eterogenee: immobili da rifunzionalizzare, fabbricati da adeguare sotto il profilo energetico e impiantistico, complessi da riconvertire ad uso residenziale, edifici con criticità strutturali o urbanistiche.
La fase preliminare richiede verifiche tecniche approfondite sullo stato di conservazione, la destinazione d’uso, la conformità edilizia e urbanistica, l’accessibilità, le dotazioni impiantistiche e il potenziale abitativo, mentre il recupero deve rispondere alle esigenze di qualità dell’abitare, efficienza energetica, contenimento dei costi di gestione e durabilità degli interventi.
