Tuttavia, quando il creditore è il Fisco, esistono delle condizioni (e delle limitazioni) che devono essere osservate.
Innanzitutto, rileva l’entità del debito: l’Agenzia delle Entrate può iscrivere ipoteca solo per debiti superiori a 20mila euro e per un importo pari al doppio del credito complessivo per cui si procede (ad esempio: in presenza di un debito di 40mila euro, l’ipoteca sarà iscritta per 80 mila euro).
Affinché, tuttavia, l’Agenzia possa validamente iscrivere ipoteca è necessario che proceda a notificare al contribuente un preavviso di ipoteca, con il quale invita quest’ultimo a pagare le somme dovute entro 30 giorni avvertendolo che, in caso di omesso pagamento, si procederà all’iscrizione dell’ipoteca legale su uno o più immobili previamente individuati.
Agenzia delle Entrate può iscrivere ipoteca, oltre che sugli immobili che risultino di piena ed esclusiva proprietà del debitore, anche:
– sugli immobili in comproprietà: in questo caso l’ipoteca sarà iscritta sulla quota di immobile che spetta al debitore, nonché,
– sulla “prima casa” o, più correttamente, l’immobile destinato ad abitazione principale del contribuente e della propria famiglia.
A differenza del pensiero comune, infatti, il Fisco può iscrivere ipoteca sulla prima casa anche qualora non ricorrano i presupposti per procedere ad espropriazione forzata: difatti i limiti per iscrivere ipoteca (debiti superiori a 20mila euro) e i limiti per procedere in via esecutiva (debiti superiori a 120mila euro) vanno tenuti ben distinti.
È possibile evitare l’iscrizione dell’ipoteca?
La risposta è sì.
Il contribuente può evitare l’iscrizione di ipoteca sul proprio immobile se, entro i 30 giorni successivi alla notifica del preavviso di ipoteca:
- paghi integralmente o parzialmente (in modo da far scendere il debito sotto la soglia dei 20mila euro) le somme richieste;
- chieda la rateizzazione delle somme a debito;
- presenti un’istanza di sgravio o sospensione (nei casi previsti dalla legge).
