Tra diritto all’oblio e diritto di cronaca

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Con l’ordinanza n. 7559/2020 la Corte di Cassazione è stata nuovamente invitata a pronunciarsi circa il difficile bilanciamento tra diritto all’oblio e diritto di cronaca.

Più nel dettaglio, la Corte è stata chiamata a sindacare se un articolo di un quotidiano che si occupava delle vicende personali di un soggetto, inizialmente pubblicato legittimamente, potesse permanere nell’archivio online del quotidiano stesso, ovvero se ciò costituisse una violazione del diritto all’identità personale, come disciplinato dal Codice Privacy (nel testo del D. Lgs. 196/2003 vigente prima del Reg. UE/2016/679 “GDPR”).

Nell’affrontare la fattispecie, la Corte di legittimità ha attribuito maggiore rilevanza al diritto costituzionale della collettività all’informazione piuttosto che al diritto del singolo ad essere dimenticato. Tuttavia l’identità personale del titolare del dato diffuso deve essere in ogni caso validamente tutelata – prosegue la Corte – tramite la deindicizzazione dell’articolo dai motori di ricerca generici.

La Suprema Corte ha richiamato, poi, sul punto la sentenza a Sezioni Unite n. 19681/2019, nell’ambito della quale era stato già chiarito che la prevalenza del diritto di cronaca sul diritto all’oblio “deve ritenersi lecita solo nell’ipotesi in cui si riferisca a personaggi che destino nel momento attuale l’interesse della collettività, sia per ragioni di notorietà sia per il ruolo pubblico rivestito; al di fuori di tale ambito, invece, deve darsi rilevanza all’interesse del singolo alla riservatezza rispetto ad avvenimenti del passato, lesivi della dignità e dell’onore e dei quali si sia  stata ormai spenta la memoria collettiva”.

Ebbene, la Cassazione ha statuito che ai sensi dell’art. 21 Cost. sussiste un generale diritto alla conoscenza di tutto quanto in origine lecitamente veicolato al pubblico, con conseguente ammissibilità del fine del trattamento dei dati personali contenuti in archivio; ma che tuttavia tale diritto incontra un limite nella fattispecie in cui la permanenza del dato nell’archivio informatico, per la sua potenziale accessibilità, comporti un vulnus alla riservatezza dell’interessato tale da minarne in misura apprezzabile l’esplicazione dei diritti fondamentali della persona in ambito relazionale.

Nel caso di specie, quindi, la Corte ha individuato il punto di bilanciamento tra il diritto del singolo all’oblio e quello della collettività all’informazione nell’aggiornamento delle vicende contenute negli articoli reperibili nell’archivio on-line del quotidiano e nella deindicizzazione dai motori di ricerca generali (che preclude la reperibilità di una notizia attraverso ricerche “casuali o futili”), ritenendo  non applicabile nel caso de quo la rimozione dall’archivio on-line.