La vittima dell’occupazione può dunque sporgere querela presso le forze dell’ordine o direttamente in Procura, attivando così il procedimento penale. Tuttavia, le tempistiche non sono rapide: l’azione giudiziaria richiede l’attesa delle indagini preliminari e l’esito del processo, che potrebbe protrarsi per diversi mesi.
Per ottenere un risultato più rapido, è possibile ricorrere alla via civile. Il titolare dell’immobile può promuovere un’azione di reintegrazione chiedendo al giudice, in via d’urgenza, un provvedimento di reintegrazione nel possesso. Il procedimento è relativamente celere e non necessita di indagini, ma, in caso di mancato rilascio spontaneo dell’immobile da parte dell’occupante, sarà necessario l’intervento dell’ufficiale giudiziario, talvolta coadiuvato dalla forza pubblica. In questi casi, l’attuazione concreta del provvedimento può subire rallentamenti significativi.
È legale mandare via un abusivo autonomamente?
Un margine d’intervento autonomo esiste, ma è molto limitato. La legge ammette l’ auto-reintegrazione nel possesso, possibile solo in immediata flagranza. Significa che, se il proprietario sorprende l’intruso a breve distanza di tempo dall’occupazione – anche se non colto nell’atto materiale della forzatura – può agire direttamente per ripristinare il proprio possesso, senza incorrere in sanzioni per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni,. A confermarlo è una costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, che distingue tra violenza reintegrativa e violenza manutentiva: la prima è finalizzata a rientrare immediatamente nel possesso del bene, mentre la seconda è volta a mantenere il possesso.
