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Molti professionisti con partita IVA stanno riscontrando difficoltà nell’incassare le fatture emesse, a causa dei pignoramenti avviati dall’Agenzia delle Entrate.  Il pignoramento è una procedura legale che consente ai creditori di aggredire i beni del debitore per recuperare i crediti non saldati. Si tratta di uno strumento piuttosto temuto, soprattutto in Italia, dove può colpire sia beni mobili (ad esempio, automobili, denaro, arredi) che immobili (come case o terreni). Inoltre, non riguarda solo i beni direttamente posseduti dal debitore, ma può estendersi anche ai crediti che il debitore ha verso terzi.
La prassi operativa mostra un approccio sistematico con i seguenti step:
  • gli uffici consultano le informazioni contenute nel sistema telematico dell’Agenzia delle Entrate, verificando l’emissione regolare di fatture verso determinati soggetti;
  • una volta individuato il rapporto commerciale costante, l’atto di pignoramento viene notificato direttamente al cliente;
  • non serve alcun passaggio in tribunale: tutto avviene in automatico, con effetto immediato. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione agisce direttamente, senza necessità di autorizzazione giudiziaria preventiva.
Nella specie, l’art. 72-bis citato stabilisce che l’atto di pignoramento può contenere l’ordine al terzo di pagare direttamente al concessionario, fino a concorrenza del credito per cui si procede. Il meccanismo funziona sia per somme già maturate che per quelle future.
Si ricorda che il pignoramento può essere bloccato. Ai contribuenti che vogliono mettersi in regola con il versamento delle somme richieste da Agenzia delle entrate-Riscossione (AdeR) in avvisi e cartelle di pagamento, ma non riescono a pagare in un’unica soluzione, è data la possibilità di dilazionare il pagamento delle somme da versare in più rate, di importo non inferiore a 50 euro.