La nuova riforma interviene eliminando uno strumento fondamentale di tutela degli eredi legittimari, l’azione di restituzione, trasformando quello che oggi è un diritto intoccabile in una pretesa spesso destinata a rimanere sulla carta. Il sistema attuale, costruito dal Codice Civile per proteggere la famiglia, garantisce che determinate persone – il coniuge o l’unito civilmente, i figli e in loro assenza i genitori – abbiano diritto a una quota minima del patrimonio del defunto, la cosiddetta “legittima”. Questa protezione impedisce a chiunque di escludere completamente questi congiunti stretti dall’eredità, sia attraverso donazioni effettuate in vita sia mediante disposizioni testamentarie. Con la nuova normativa, questo equilibrio viene completamente ribaltato a favore della certezza del mercato, lasciando la tutela familiare come un guscio vuoto.
Il meccanismo previsto dal Codice Civile italiano riserva automaticamente una porzione rilevante del patrimonio di chi muore agli eredi legittimari o necessari. Questi soggetti hanno un diritto che non può essere cancellato né dalla volontà del defunto né da atti di disposizione compiuti durante la sua vita. Il calcolo della quota spettante segue regole precise: si sommano i beni donati mentre la persona era in vita, si sottraggono i debiti esistenti al momento della morte e si aggiunge il patrimonio residuo. Questa operazione algebrica determina la base sulla quale calcolare le quote riservate.
Quando un erede legittimario riceve meno di quanto gli spetta per legge, l’ordinamento gli fornisce due armi per difendersi. La prima è l’azione di riduzione, con la quale può impugnare le disposizioni testamentarie o le donazioni che ledono il suo diritto. Ma la vera forza del sistema attuale risiede nel secondo strumento: l’azione di restituzione.
Questa permette all’erede leso di agire direttamente contro chiunque sia l’attuale proprietario del bene, anche se lo ha acquistato pagandolo regolarmente ed è completamente estraneo alle vicende familiari. È proprio questa possibilità che ha reso finora i beni provenienti da donazione difficilmente commerciabili, creando quella che gli operatori del settore definiscono un’incertezza del mercato.
Con l’approvazione del DDL Semplificazioni 2025, l’azione di restituzione viene completamente abolita. Questa cancellazione, apparentemente tecnica, produce un terremoto nel sistema di tutela degli eredi necessari. L’erede legittimario che vede violato il proprio diritto potrà ancora ricorrere all’azione di riduzione e rivolgersi a chi ha ricevuto la donazione, ma nel momento in cui questa persona risulti priva di patrimonio – nullatenente – ogni tutela diventa inefficace. Non ci sarà più la possibilità di recuperare i beni rivolgendosi a chi li ha acquistati successivamente dal donatario.
La riforma, in sostanza, premia chi si rende strategicamente nullatenente. Sarà sufficiente per un genitore donare il proprio patrimonio a un erede prescelto, a condizione che questi si spogli rapidamente dei beni ricevuti, vendendoli o intestandoli ad altri soggetti come il coniuge o una società. Mentre – in passato – l’erede danneggiato avrebbe potuto inseguire il bene ovunque fosse finito, con la nuova normativa questa possibilità viene definitivamente cancellata. La tutela della legittima, pilastro storico del diritto successorio italiano, viene sacrificata per favorire la libera circolazione dei beni, aprendo di fatto una porta che la legge aveva tenuto chiusa per quasi un secolo: quella della diseredazione legale degli eredi necessari.
