Dal punto di vista giuridico, non è affatto indifferente se una somma venga data con l’intenzione di essere restituita, configurando un mutuo (disciplinato dall’art. 1813 del c.c.), oppure se venga trasferita senza alcuna aspettativa di rimborso, caso in cui si parla di donazione, anche quando manchi un atto formale davanti al notaio.
La Cassazione ha infatti più volte chiarito che un semplice bonifico, se privo di causale di restituzione e reiterato nel tempo, può essere qualificato come donazione indiretta ai sensi dell’art. 769 del c.c., con tutte le conseguenze che questo comporta in sede di successione. Confondere le due situazioni, o non chiarirle affatto tra le parti, è uno degli errori più comuni e più pericolosi: senza una parola scritta, un accordo verbale o un semplice appunto che specifichi la natura del trasferimento, ricostruire le intenzioni originarie diventa quasi impossibile a distanza di anni.
Finché il pensionato è in vita, amministrare i propri risparmi resta una scelta assolutamente personale, sulla quale nessuno ha titolo per intromettersi. Le cose cambiano radicalmente all’apertura della successione: qui entra in gioco l’istituto della collazione a conferire nella massa ereditaria quanto ricevuto in vita dal genitore per donazione, in modo da ristabilire l’equilibrio tra tutti i coeredi.
La buona notizia è che prevenire questi contrasti richiede, in fondo, poco impegno. Un bonifico bancario, rispetto al contante consegnato a mano, lascia già di per sé una traccia preziosa fatta di data, importo e soggetti coinvolti, ma diventa davvero efficace solo se accompagnato da una causale chiara che specifichi la natura dell’operazione: prestito da restituire, aiuto una tantum, oppure donazione consapevole e accettata da tutte le parti.
Nei casi di importi rilevanti, può essere utile anche una scrittura privata firmata, o in alternativa un atto notarile quando si tratti di vere e proprie donazioni di rilievo, così da evitare la nullità che colpisce le donazioni informali di valore significativo.
Pianificare per tempo, con trasparenza verso tutti i figli, non significa smettere di essere generosi: significa piuttosto trasformare un gesto d’affetto in qualcosa che resterà tale anche dopo, senza lasciare spazio a sospetti, gelosie o contenziosi che spesso finiscono per lacerare i rapporti proprio tra fratelli, quando invece l’intenzione originaria era solo quella di aiutare chi si ama.
