Il basso livello culturale del marito non giustifica i maltrattamenti subiti dalla moglie

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Il caso

Un uomo viene accusato di “maltrattamenti, lesioni e minacce in danno della moglie”.

La Corte d’Appello di Napoli conferma la sentenza emessa dal Tribunale di Napoli Nord condannando l’imputato “alla pena ritenuta di giustizia oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile”. 

Il difensore dell’uomo propone ricorso per cassazione ritenendo importante il “rapporto di accesa conflittualità e tensione” esistente tra i due coniugi, causato principalmente dalla “continua presenza di congiunti della moglie” e dal “rapporto teso tra lei e la madre del marito”. 

Il legale lamenta che la Corte non ha tenuto in conto che “dall’istruttoria dibattimentale non è emerso un comportamento di prevaricazione dell’imputato e di soggezione della moglie”.

Con il ricorso l’avvocato ribadisce che il suo cliente “si è dichiarato convinto di essere in regola e di non aver mai tenuto un comportamento antigiuridico”. L’uomo sarebbe quindi incorso in un errore scusabile “non avendo consapevolezza delle condotte tenute in buonafede”. 

Fondamentali per la Suprema Corte “le dichiarazioni della donna, riscontrate da quelle di una testimone e dalle annotazioni di servizio redatte dalle forze dell’ordine in occasione di alcuni interventi presso l’abitazione della coppia e, infine, dal referto medico attestante le lesioni subite dalla donna durante l’ultima aggressione” avvenuta “al culmine di una serie di episodi di violenza, verbale e fisica, mortificanti ed avvilenti nonché di minacce gravi (anche con uso di armi), rivoltele dal marito anche in presenza dei figli, traumatizzati dal clima di costante aggressività imperante nell’ambiente domestico. 

Non è possibile confutare lo stato di prostrazione della donna a fronte delle continue “ingiurie e minacce” da parte del coniuge ed è infondata la tesi difensiva “della sussistenza dell’errore scusabile, idoneo ad escludere il dolo”. 

I Giudici ritengono che “il modesto livello culturale del ricorrente” non può in alcun modo giustificarne la condotta di conseguenza non vi è possibilità di “ipotizzare l’inconsapevolezza dell’imputato di ledere l’integrità fisica e morale della moglie e di ferirne la dignità di donna e di moglie con le continue umiliazioni, volgarità e minacce rivoltele”. 

Con la sentenza n. 9517/21 del 10 marzo la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.