Atto fraudolento anche se tracciabile e ricostruibile

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Il caso 

Il Tribunale di Venezia annullava l’ordinanza del GIP del Tribunale di Rovigo, con la quale era stata disposta la misura degli arresti domiciliari nei confronti di una donna, indagata in relazione a tre contestazioni provvisorie relative alla violazione del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 11. 

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rovigo proponeva ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale di Venezia deducendo una violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) in relazione al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 11. 

Il ricorrente sostiene infatti che non sia stata fatta una corretta interpretazione della locuzione di “atti fraudolenti” che compare nella fattispecie di reato e censura la motivazione con cui il Tribunale ha escluso la sussistenza del reato basandosi sul presupposto che non possono qualificarsi come fraudolente le operazioni bancarie in quanto tracciabili e ricostruibili.

Secondo il Procuratore “lo stratagemma adottato dall’indagata, consistito nel far apparire che le cinque ditte fossero di proprietà di altri, mentre era lei stessa che le gestiva, percependone gli utili attraverso il sistematico svuotamento delle casse sociali mediante centinaia di bonifici in favore di conti correnti di cui aveva la disponibilità, da cui provvedeva o a prelevare denaro contante ovvero ad effettuare ulteriori bonifici verso conti correnti accesi in (…), ha comportato la rappresentazione di una realtà non rispondente al vero, che ha impedito all’Agenzia delle Entrate di individuare il reale contribuente e, quindi, di procedere, anche in maniera forzata, alla riscossione del credito, il che, invece, integra la sussistenza del delitto in esame”. 

La Suprema Corte afferma che per “atto fraudolento” deve intendersi “qualsiasi atto, connotato da una componente di artificio, inganno o menzogna, che sia idoneo a rappresentare ai terzi una realtà (la riduzione del patrimonio del debitore) non corrispondente al vero, mettendo a repentaglio – o comunque rendendo più difficoltosa – l’azione di recupero del bene in tal modo sottratto alle ragioni dell’Erario”.

Con la sentenza n. 16686/21 del 3 maggio la Corte di Cassazione impone l’annullamento dell’ordinanza impugnata e rinvia al Tribunale di Venezia, in diversa composizione.