Persecuzione su facebook: è reato di stalking

Definitiva la condanna per un uomo che, con condotte reiterate, ha offeso, molestato e minacciato una ragazza, nonché i suoi familiari e le persone a lei vicine. 

Questo, quanto deciso dalla Corte di Cassazione, quinta sezione penale, con la sentenza n. 45141/2019, pubblicata il 6 novembre.

La vicenda traeva origine da atti persecutori iniziati su Facebook ed andati avanti per oltre sette anni. Lo stalker ha infatti tenuto, tramite social network, una condotta tale da ingenerare nella vittima quello stato d’ansia tipico del reato ex art. 621 bis del codice penale. 

Il comportamento persecutorio dell’imputato ha impedito alla vittima di svolgere una vita normale, anche sotto il profilo delle relazioni personali, insinuando la paura che nelle ore di relax all’improvviso si materializzasse l’imputato. La donna, poi, ha dovuto modificare le proprie abitudini di vita, ad esempio ricorrendo all’aiuto di amici per farsi accompagnare a casa, sempre a causa del timore in lei ingenerato dall’imputato. È stata poi costretta a bloccare le chiamate in entrata sul suo telefonino ed a “bannare” il suo molestatore.

A ciò si aggiungono le offese contro la reputazione della vittima, che integrano il reato di diffamazione ex art. 595 del codice penale. La stessa, infatti, è stata costretta a giustificare continuamente, presso i propri contatti anche di lavoro, le continue intrusioni diffamatorie dell’uomo sui social netwotk. 

Emerge, da tutto ciò, un evidente stato di ansia e di tensione, cui consegue un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della ragazza. 

Punito l’uomo, quindi, con dieci mesi di reclusione e obbligato a versare per ora 5mila euro a titolo di provvisionale alla sua vittima.

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