Esclusa la non punibilità per particolare tenuità per il dipendente pubblico timbra cartellino del collega 

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Deve essere esclusa l’esimente della particolare tenuità del fatto per il dipendente pubblico che timbra va ripetutamente il cartellino di un collega, che in realtà era assente. Infatti l’art. 131-bis c.p., che prevede la scriminante di non punibilità, prescrive che l’imputato non è punibile quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è lieve ed il comportamento risulta non abituale. 

Sulla base di tali premesse, con la sentenza n. 45947 del 2019 della Corte di Cassazione nel caso di una impiegata che timbrava ripetutamente il cartellino del collega non presente sul posto di lavoro, è stato rilevato che la reiterazione della condotta illecita non consente la qualificazione del comportamento come occasionale, con conseguente negazione della particolare tenuità del fatto da parte dei giudici di merito. 

Infatti, secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, la particolare tenuità del fatto non può essere applicata ai reati necessariamente abituali ed a quelli eventualmente abituali che siano stati posti in essere mediante reiterazione della condotta tipica, in quanto viene a configurarsi una ipotesi di comportamento abituale ostativa al riconoscimento del beneficio (Cass. pen., Sez. III, 5 aprile 2017, n. 30134).

Tuttavia, non sono mancate decisioni nelle quali l’applicabilità dell’art. 131-bis c.p. fosse fondata sulla lieve entità delle singole condotte, isolatamente considerate. Tale soluzione poggia sulla mancata ripetizione nell’articolo summenzionato dell’inciso “anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di lieve entità”. Tale scelta del legislatore lascerebbe aperta la possibilità, in caso di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, reiterate e abituali, di applicare l’art. 131-bis c.p., all’esito di una valutazione di particolare tenuità delle singole condotte o dei singoli reati (Cass. pen., Sez. VI, 20 marzo 2019, n. 18192).

Nella fattispecie i giudici di merito avevano posto l’accento non sulla mera reiterazione delle condotte ma anche nella estensione temporale delle medesime, con rilevanti conseguenze a danno alla pubblica amministrazione.

La falsa attestazione del pubblico dipendente circa la presenza in ufficio riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, configura una condotta fraudolenta, idonea oggettivamente ad indurre in errore l’amministrazione di appartenenza circa la presenza su luogo di lavoro, ed è dunque suscettibile di integrare il reato di truffa aggravata, ove il pubblico dipendente si allontani senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, e purchè le conseguenze derivanti da tale comportamento siano da considerare economicamente apprezzabili.

Alla luce di tali considerazioni, il ricorso presentato dall’imputato deve essere respinto.