Alcoltest: spetta all’accusa provare il funzionamento dell’etilometro

La Corte di Cassazione penale con la sentenza n. 38618 del 2019, in linea con il principio già espresso in sede civile, ha ribaltato il tradizionale orientamento in ordine all’onere probatorio del funzionamento dell’etilometro. 

In tema di guida in stato di ebbrezza, infatti qualora l’alcoltest risulti positivo, sarà onere della pubblica accusa, e non più dell’imputato, dimostrare il regolare funzionamento dell’etilometro, nonché la sua omologazione e sottoposizione a revisione. Ne consegue che, in assenza di revisione periodica, le misurazioni effettuate non posso considerarsi valide e non spetterà alla difesa di parte la difficile (se non impossibile) dimostrazione circa eventuali malfunzionamenti dell’apparecchio.

Così la Corte di Cassazione ha superato il precedente consolidato orientamento che, in tema di guida in stato di ebbrezza e qualora l’alcoltest fosse risultato positivo, poneva a carico della difesa dell’imputato l’onere di fornire una prova contraria a detto accertamento (ad esempio la sussistenza di vizi dello strumento utilizzato, oppure l’utilizzo di una errata metodologia nell’esecuzione dell’aspirazione).

In materia è poi intervenuta la Corte Costituzionale (sent. n. 113/2015), dichiarando la parziale illegittimità dell’art. 45, co. 6 d.lgs. 285/1992, nella parte in cui non prevedeva che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità (autovelox) fossero sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.

Una statuizione che la Cassazione civile ha ritenuto di applicare anche all’etilometro prevedendo che, in tema di violazione al Codice della strada, il verbale dell’accertamento effettuato mediante etilometro debba contenere, alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata, l’attestazione della verifica che l’apparecchio da adoperare per l’esecuzione del cd. “alcoltest” fosse stato preventivamente sottoposto alla prescritta e aggiornata omologazione e alla indispensabile corretta calibratura.

Ebbene, sulla scia dell’insegnamento della Corte costituzionale, recepito dalla giurisprudenza civile, anche la Corte di Cassazione penale con il provvedimento in esame modifica il tradizionale orientamento che privilegiava le esigenze di tutela della sicurezza stradale, a fronte dell’interesse dell’imputato a ottenere tutela in presenza di accertamenti automatici effettuati da apparecchi quali gli autovelox o gli etilometri, dei quali spesso le amministrazioni non sono in grado di dimostrare l’aggiornata taratura della funzionalità.

Alla luce di tali considerazioni, pertanto, in tema di guida in stato di ebbrezza, allorquando l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della pubblica accusa fornire la prova del regolare funzionamento dell’etilometro, della sua omologazione e della sua sottoposizione a revisione.

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