Il lavoratore demansionato va risarcito e reintegrato.

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La Cassazione precisa che il demansionamento è un illecito permanente e il lavoratore demansionato deve essere risarcito. È una sentenza interessante perché tocca due argomenti molto cari ai lavoratori: la reintegrazione nelle mansioni svolte precedentemente e il risarcimento del danno da dequalificazione professionale.
Innanzitutto, occorre sapere che l’art. 1203 c.c. disciplina l’ipotesi di attribuzione del lavoratore a mansioni diverse. In generale, il demansionamento si ha quando il datore assegna il lavoratore a mansioni “inferiori”. Secondo l’art. 1203 c.c., nella sua formulazione precedente al Jobs Act, il datore poteva adibire il dipendente a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. In pratica, fino a giugno 2015, il demansionamento era considerato illegittimo se realizzato in violazione del principio dell’equivalenza.
Il Jobs Act ha sostituito la norma codicistica e, dal 25 giugno 2015, l’art. 1203 c.c. stabilisce che il lavoratore deve essere adibito alle mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte. Dunque, non si fa più riferimento alle mansioni equivalenti, come in passato.