Concessione della cittadinanza dopo accertata nullità del matrimonio

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Il caso

Una cittadina russa contraeva matrimonio nel 2006 con un uomo italiano. L’anno successivo faceva richiesta del riconoscimento della cittadinanza italiana e la stessa veniva poi conseguita dalla donna nell’aprile del 2010.

Nel febbraio del 2010 tuttavia il Tribunale di Milano riconosceva la nullità del matrimonio celebrato nel 2006. Conseguente l’annullamento del provvedimento di concessione della cittadinanza italiana alla donna da parte del Ministero dell’Interno.

Con sentenza parziale il Tribunale di Venezia disapplicava il decreto ministeriale accertando la cittadinanza italiana della signora. L’art. 5 riteneva infatti rilevante la sola esistenza del vincolo matrimoniale nel periodo di richiesta della cittadinanza e non i fatti successivi.

Il Ministero dell’Interno impugnava tale decisione ottenendo l’accoglimento del gravame e il rigetto della domanda di accertamento della cittadinanza.

La donna proponeva ricorso per cassazione in quanto la Corte territoriale non aveva tenuto a suo dire in conto la collocazione temporale della sentenza di nullità matrimoniale rispetto al provvedimento di concessione della cittadinanza. Secondo il difensore della donna al momento della revoca era inoltre già trascorso il biennio richiesto per legge per la conclusione del procedimento.

La Cassazione precisa che l’acquisto della cittadinanza italiana non è consequenziale al matrimonio con un cittadino italiano: è necessario che siano verificati e valutati i requisiti richiesti dalla legge.

Per comprovati motivi di sicurezza l’autorità amministrativa può agire con una valutazione discrezionale.

Nel caso di specie il Tribunale di Milano aveva fatto emergere che il matrimonio era stato dichiarato nulla a causa di fatti precedenti al matrimonio stesso di cui il marito non era a conoscenza e che palesavano la mala fede della signora, consapevole di una causa di invalidità.

La Suprema Corte concorda nell’affermare che il matrimonio era nullo dall’origine e con la sentenza n. 25441/20 dell’11 novembre rigetta il ricorso obbligando la signora al rimborso delle spese del giudizio di legittimità