Non possano essere ricompresi nella comunione legale trai coniugi i valori mobiliari acquisiti prima del matrimonio

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Corte di Cassazione, sentenza n. 22082 del 25.10.2011

La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che è legittima in sede di divisione l’attribuzione ai coniugi in comunione, titolari della quota maggiore, di un immobile non comodamente divisibile in comproprietà con terze persone.
Per la Corte la comunione legale dei beni tra i coniugi, a differenza di quella ordinaria, è una comunione senza quote, nella quale gli sposi non sono individualmente titolari di un diritto di quota, ma sono solidalmente titolari di un diritto sui beni comuni di cui ciascuno dei coniugi può disporre senza il consenso dell’altro. Ne consegue che il loro diritto è unico e se la quota è maggiore delle altre hanno diritto all’assegnazione dell’intero immobile.

Corte di Cassazione, sentenza n. 10855 del 2010 ha ritenuto 10.05.2010

La Corte di Cassazione cona la sentenza in esame ha precisato che non possano essere ricompresi nella comunione legale trai coniugi i valori mobiliari acquisiti prima del matrimonio. Essi per tanto, in base a quanti disposto all’art. 177 e 179 cc, non possono essere ricompresi tra i beni che ricadono nella predetta comunione. I giudici di legittimità con la sentenza in oggetto hanno ritenuto di poter confermare quanto già riconosciuto dai giudici di merito, ritenendo come in assenza di specifiche dichiarazioni di diverso tenore letterale i valori mobiliari di cui si controverteva non devono essere ritenuti di natura personale. Così la Corte ha rigettato anche il ricorso presentato da una donna per vedersi riconosciuti il 50 percento dei valori mobiliari del defunto marito ritenendo che essi fossero entrati a far parte della comunione. I giudici di merito avevano già in precedenza respinto la pretesa attorea ritenendo provato che i valori appartenessero al marito in epoca precedente al matrimonio. Questi infatti, pur essendo stati movimentati in costanza del vincolo, avevano conservato invariata la loro consistenza pari due miliardi. Sulla scorta di queste argomentazioni suffragate da presenza di presunzioni gravi precise e concordanti gli Ermellini hanno così potuto respingere la pretesa della ricorrente e confermare la pronuncia di merito.