Recensioni utenti online: nessun diritto all’oblio

Il diritto all’oblio disciplinato dall’art. 17 del GDPR si sostanzia nel diritto dell’individuo ad essere dimenticato. La norma mira a salvaguardare il riserbo imposto dal tempo ad un notizia già resa di dominio pubblico.

Come però sostenuto dal Tribunale di Roma, tale diritto non può essere riconosciuto tout court specialmente quando si tratta di servizi on line di recensione che possono incidere negativamente ovvero positivamente su determinati esercizi commerciali.

Proprio con riferimento al servizio di recensione offerto da Google (Google my business), un chirurgo plastico risentito per alcune critiche, aveva chiesto in via giudiziale la cancellazione immediata di commenti pregiudizievoli. Tuttavia il Tribunale di Roma negava tale riconoscimento, ritenendo che nel caso di specie non possa essere invocato il diritto all’oblio, poiché è pienamente legittimo il diritto di critica del cittadino anche quando viene esercitato in modo particolarmente incisivo. Si legge infatti nella sentenza che “il diritto di critica può essere esercitato anche in modo graffiante e con toni aspri”, e rappresenta una concreta attuazione del principio di libertà d’espressione che non può essere sacrificato. Il diritto all’oblio infatti vale per tutelare il passato delle persone, non per le attività commerciali.

Ebbene la sentenza costituisce un precedente significativo per decine di servizi online e milioni di esercenti o professionisti italiani che ogni giorno vengono recensiti da Tripadvisor ad Amazon alle pagine My Business di Google. Alla luce dei cambiamenti sociali in atto,  i giudici si sono quindi appellati ai principi chiave sanciti dalla Costituzione, riconoscendo alla libertà d’espressione maggior peso rispetto che alla libertà d’impresa.

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