Scarico di acque reflue: il sindaco è responsabile anche se l’impianto di depurazione è gestito da un terzo

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Un sindaco è stato condannato alla pena dell’ammenda di euro 200 per aver posto in essere la condotta perché, nella sua qualità di sindaco, «non ha evitato che i reflui provenienti dall’impianto di depurazione comunale finissero in mare in assenza di idonea depurazione, così imbrattando le acque marine». Avverso la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Messina, proponeva ricorso per cassazione il sindaco. I Giudici anzitutto riaffermano la natura di reato di pericolo della fattispecie contravvenzionale, per cui affinché tale fattispecie si realizzi, è necessaria solo l’astratta attitudine delle cose versate a cagionare effetti dannosi. Quanto all’elemento soggettivo, è sufficiente la colpa, ravvisabile ogni qual volta venga riscontrata l’attivazione di impianti pericolosi ovvero venga accertata la colposa omissione di cautele atte a impedire il verificarsi della situazione di pericolo.