Risponde di truffa il mago che raggira gli innamorati

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La Corte di Cassazione, sez. II Penale, con sentenza n. 49519/2019 ha affermato la sussistenza del reato di truffa, laddove si induca un soggetto a credere che solo tramite rituali magici si possa scongiurare il grave pericolo prospettato dal presunto mago, procurandosi così quest’ultimo un ingiusto profitto come corrispettivo per i rituali da lui praticati.

Il caso in esame traeva origine dalla condotta tenuta da un uomo, il quale aveva fatto credere ad una donna che l’uomo del quale era innamorata sarebbe morto in un incidente d’auto senza il suo intervento di magia, a causa di una fattura. A tal fine, traendo in inganno la donna, il presunto mago si faceva consegnare la somma di euro 19.200,00. Tutto ciò, con l’aggravante di aver ingenerato nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario. 

Il reato risulta essere consumato dal mese di maggio al mese di settembre. 

In relazione al caso in esame, la Corte d’Appello di Torino si pronunciava dichiarando di non doversi procedere nei confronti dell’imputato per il reato di truffa, essendosi lo stesso estinto per prescrizione. Aggiungeva a ciò, però, l’affermazione della penale responsabilità dello stesso in relazione al reato di truffa aggravata ai danni della donna, per il quale la recidiva contestata è stata qualificata come specifica ed infraquinquennale. 

Ricorre dunque per Cassazione il difensore del presunto mago, affermando la sussistenza della prescrizione anche per il reato di truffa aggravata e non essendo stata riportata, a tal proposito, alcuna motivazione circa il calcolo dei termini di prescrizione anche di tale reato nella sentenza impugnata. 

Sostiene poi il difensore che la Corte di Appello non abbia spiegato come l’intervento “scarsamente credibile” dell’imputato potesse comunque essere idoneo a trarre in inganno la persona offesa, la quale, inoltre, risulta possedere un alto livello di scolarizzazione. 

Relativamente al caso in esame, la Corte di Cassazione, dichiara il reato estinto per prescrizione ed annulla dunque la sentenza impugnata. 

Afferma però la Suprema Corte che risulta corretta la qualificazione giuridica del fatto in esame come truffa aggravata, ribadendo il principio di diritto secondo il quale «integra il reato di truffa aggravata il comportamento di colui che, sfruttando la fama di mago, chiromante, occultista o guaritore, ingeneri nelle persone offese la convinzione dell’esistenza di gravi pericoli gravanti su di esse o sui loro familiari e, facendo loro credere di poter scongiurare i prospettati pericoli con i rituali magici da lui praticati, le induca in errore, così procurandosi l’ingiusto profitto consistente nell’incameramento delle somme di denaro elargitegli con correlativo danno per le medesime».