Mascherine non qualificate come presidio medico e prive di marchio CE: sequestro legittimo?

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Il caso

La Polizia giudiziaria ha eseguito il sequestro probatorio e preventivo di 26mila mascherine prive del marchio CE, di diverse tipologie commerciali e utilizzabili per il contenimento della diffusione del Covid-19.

Tale sequestro è stato confermato dal Tribunale di Genova e convalidato dal GIP con imputazione provvisoria di violazione dell’art. 515 c.p. in quanto «in tema di sequestro preventivo, non è necessario valutare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico della persona nei cui confronti è operato il sequestro, essendo sufficiente che sussista il fumus commissi delicti, vale a dire la astratta sussumibilità in una determinata ipotesi di reato del fatto contestato».

Avverso tale provvedimento viene proposto ricorso per cassazione. Il Tribunale di Genova non ha infatti fornito alcun elemento che potesse provare che gli indagati abbiano messo realmente in vendita le mascherine come presidi medici.

Secondo la difesa il Tribunale ha quindi erroneamente ritenuto e presupposto che le mascherine sarebbero state cedute per il contenimento della diffusione del Covid-19.

Non sussistendo le condizioni necessarie ad integrazione del reato contestato, la Suprema Corte annulla l’ordinanza e con la sentenza n. 29578/20 del 26 ottobre rinvia al Tribunale di Genova per un riesame.

Mascherine non qualificate come presidio medico prive di marchio CE: sequestro legittimo?