L’aggravante prevista dall’art. 7 della legge n. 203/1991, contestata in relazione al reato di favoreggiamento, può essere ritenuta sussistente sempre che si dimostri che il latitante svolga un ruolo apicale nell’associazione mafiosa

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Corte di Cassazione, sentenza n. 4971 del 08.02.2010

La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che in materia di favoreggiamento alla latitanza di persona condannata per associazione a delinquere di stampo mafioso, l’aggravante prevista dall’art. 7 D.L. 13 maggio 1991, n. 152, convertito in L. 12 luglio 1991, n. 203, contestata in relazione al reato di favoreggiamento, può essere ritenuta sussistente sempre che si dimostri che il latitante svolga un ruolo apicale nell’associazione mafiosa. Infatti non vi è dubbio che in tal caso l’aver favorito la latitanza di un soggetto che riveste un ruolo apicale lascia desumere che l’agente abbia operato al fine di agevolare l’associazione contribuendo in modo significativo a preservarne i vertici. Al contrario tale aggravante non può ritenersi sussistente ove sia favorita la latitanza di un semplice affiliato per ragioni di amicizia, di parentela o di affinità mancando in tal caso il fine di agevolare l’associazione e la consapevolezza di fornire un contributo al perseguimento dei fini della stessa.