L’abbraccio invadente è reato?

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La Corte di Cassazione con la sentenza n. 378 del 9.01.2020 si è trovata nuovamente a definire i contorni dell’atto di violenza sessuale. In precedenza aveva affermato che rientrano in tale ambito non solo i casi di congiunzione carnale, ma anche i baci sulla bocca indesiderati ed palpeggiamenti.

Non è  possibile classificare a priori come “atti sessuali” tutti quelli che, in quanto non direttamente indirizzati a zone individuabili come erogene, possono essere rivolti al soggetto passivo con finalità indesiderate dalla vittima. Pertanto, la loro valutazione deve essere effettuata con molta prudenza , tenendo conto delle attuali condizioni di sviluppo sociale e culturale. 

Sulla base di tali premesse, nel caso di specie, è stato chiesto alla Corte se l’abbraccio non voluto possa integrare un atto di molestia e comportare una responsabilità penale in capo all’agente. I giudici hanno fornito una risposta affermativa, riconoscendo il reato di violenza sessuale, seppur in forma attenuata (art. 609-bis c.p.).

Più nel dettaglio, i giudici della Cassazione hanno confermato la condanna per l’uomo, colpevole di avere all’improvviso abbracciato la vicina di casa, provocando un imprevisto contatto tra i due corpi, con tanto di toccamento di zone erogene. Per  i Giudici è stato decisivo il fatto che la donna fosse stata colta di sorpresa, senza aver avuto alcuna possibilità di esprimere il proprio dissenso.  

Già nel 2014 la stessa Cassazione aveva qualificato come violenza sessuale anche l’atto concretizzatosi in un bacio o in un abbraccio, purché sintomatico di una compromissione della libera determinazione sessuale del soggetto passivo. Un tale accertamento, tuttavia, esigerà una valutazione concreta, da porre in essere in ordine alla condotta complessiva, al contesto in l’azione si è svolta, ai rapporti tra le persone coinvolte, e con riferimento ad ogni altro elemento utile.

Ebbene nel caso di specie, proprio alla luce di tali parametri ed in base alle risultanze processuali, la condotta dell’uomo si è concretizzata in atti invasivi e lesivi della libertà sessuale della donna, la quale ha subito un’ingiustificata commissione della sua libertà d’agire. 

Pertanto, anche in sede di giudizio di legittimità, è stata confermata la condanna dell’uomo per il reato di violenza sessuale.