Arresto per l’automobilista ubriaco e con il telefono in mano

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Convalidato l’arresto dal Giudice nei confronti di un indagato che, essendosi messo alla guida dopo aver assunto alcolici, nonché con il telefono in mano e ad una velocità eccessiva, ha causato un incidente stradale. 

La vicenda traeva origine dall’arresto operato dalla polizia giudiziaria nei confronti di un uomo nella flagranza del reato di cui all’art. 590-bis cod. pen. (“Lesioni personali stradali gravi o gravissime”). Il Tribunale di Rieti convalidava l’arresto disponendo, su richiesta del P.M., l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. 

Avverso l’ordinanza di convalida proponeva ricorso per Cassazione la difesa dell’indagato, rilevando che dopo l’incidente stradale l’uomo si è subito fermato a prestare soccorso alla persona che aveva riportato lesioni in seguito al sinistro e rimanendo a disposizione degli organi di Polizia. Secondo la difesa, tale comportamento non avrebbe consentito l’arresto e la convalida. Rilevava  inoltre che l’art. 381, comma 4, cod. proc. pen. impone la preventiva valutazione della pericolosità dell’arrestato, la quale difetterebbe nel caso in esame in ragione della incensuratezza del ricorrente. 

Relativamente all’oggetto del ricorso, affermava la Suprema Corte che «nel giudizio di convalida dell’arresto facoltativo, la valutazione del giudice relativa alla legalità del provvedimento adottato dall’autorità di polizia non può essere limitata al riscontro dell’osservanza delle condizioni formali dell’arresto (esistenza della flagranza, titolo del reato, osservanza dei termini), ma deve essere estesa al controllo della sussistenza delle condizioni di legittimità indicate nel comma 4 dell’art. 381 c.p.p. (gravità del fatto o pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità e dalle circostanze del fatto); il giudice deve, pertanto, verificare l’uso ragionevole dei poteri discrezionali affidati alla polizia e, ove ritenga che da tale discrezionalità si sia ecceduto, deve fornire in proposito adeguata motivazione». Evidenziava, inoltre, che non è necessaria la presenza congiunta di entrambi i presupposti della gravità del fatto o della pericolosità del soggetto, essendo sufficiente, come si desume dalla formulazione disgiuntiva della norma, la presenza di uno solo di tali requisiti; di conseguenza, quando il giudice ritenga la sussistenza di una sola di queste condizioni, l’arresto deve essere convalidato. 

Secondo la Suprema Corte, poi, il fatto che il ricorrente si sia fermato dopo l’incidente ed abbia prestato assistenza, non esclude la legittimità dell’arresto in relazione alla ipotizzata fattispecie di cui all’art. 590-bis cod. pen.

In conclusione, la Corte di Cassazione (sent. n. 2267/2020, sez. IV Penale) ha rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, ritenendo validamente emesso il provvedimento di convalida contestato.