Scatta il licenziamento se durante il congedo parentale svolgi un altro lavoro

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Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, un dipendente, beneficiario del congedo, era stato colto sul fatto mentre gestiva un’attività di compravendita di automobili. La scoperta è stata possibile grazie alle prove raccolte da un investigatore privato, assunto appositamente dall’azienda. In particolare, tale attività veniva svolta dal dipendente in modo continuativo e non occasionale.

L’impresa, sospettando un impiego secondario del congedo parentale, contestava non solo l’inosservanza delle regole specifiche del congedo, ma anche la violazione degli obblighi di lealtà e fedeltà sanciti dall’articolo del contratto collettivo di riferimento, il quale impone al lavoratore l’obbligo di comunicazione preventiva di eventuali altre attività lavorative. Il tradimento del rapporto fiduciario ha spinto l’azienda a procedere con un licenziamento disciplinare, decisione che il lavoratore ha impugnato in sede giudiziaria, contestando la legittimità delle prove e lamentando la non proporzionalità della sanzione. Il congedo parentale retribuito è destinato a garantire al minore il sostegno affettivo e materiale dei genitori nei primi anni di vita. Trattasi inoltre di diritto potestativo del lavoratore, il che implica che il dipendente, nell’esercizio di questo diritto, non può vedersi negato il beneficio dall’azienda, né l’ente previdenziale può opporsi alla sua erogazione, purché siano rispettate le condizioni previste dalla legge e dai contratti collettivi. Tale diritto consente al lavoratore di avvalersi del congedo, analogamente a quanto accade per le dimissioni o altri permessi legali. Tuttavia, l’esercizio di tale diritto non è illimitato: è vincolato al rispetto delle finalità per cui il beneficio è stato istituito.

Tuttavia, la legittimità del licenziamento veniva confermata sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello: entrambi i giudici di merito, infatti, ritenevano che la condotta del dipendente costituisse una palese violazione degli obblighi contrattuali. I giudici hanno altresì riconosciuto che l’agenzia investigativa operava nel pieno rispetto delle autorizzazioni previste, respingendo le tesi sulla presunta illegittimità dei controlli.
Nonostante il rigetto del ricorso nelle sedi precedenti, il lavoratore ha ritenuto opportuno rivolgersi alla Suprema Corte, auspicando un’interpretazione più favorevole alla sua posizione. La Suprema Corte ha rimarcato come il congedo parentale imponga al genitore beneficiario il dovere di dedicare il proprio tempo e le proprie energie al benessere del minore. L’utilizzo di tale periodo per perseguire interessi economici esterni è stato qualificato come un abuso del diritto, in quanto devia dalle finalità istituzionali previste dal legislatore e si configura come una manipolazione strumentale dell’istituto.