L’influencer è un (nuovo) agente di commercio

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L’attività dell’influencer si deve ricondurre a quella dell’agente di commercio poiché, come nell’ influencer marketing, nel contratto di agenzia, la prestazione dell’agente consiste in atti di contenuto vario e non predeterminato che tendono alla promozione della conclusione di contratti in una zona determinata per conto del proponente.

Inoltre, l’attività tipica dell’agente non richiede necessariamente la ricerca del cliente, anzi, è riconducibile al contratto di agenzia anche quando il cliente non sia direttamente ricercato dall’agente ma risulti acquisito in qualsiasi altro modo, purché sussista il nesso di causalità tra l’opera promozionale svolta nei confronti del cliente e la conclusione dell’affare cui si riferisce la provvigione.

Il caso nasce dalla pretesa contributiva di Fondazione Enasarco rispetto al mancato adempimento agli obblighi contributivi/previdenziali da parte di una società commerciale specializzata nella vendita, soprattutto online, di integratori alimentari.

In particolare, Fondazione Enasarco chiedeva il versamento dei contributi spettanti ai cosiddetti influencer ingaggiati dalla società commerciale, da qui, quindi, la necessità di qualificare l’attività dell’influencer come agente di commercio.