Andrà reintegrato, dal momento che il licenziamento era illegittimo. Ha stabilito così ieri il giudice del lavoro del tribunale civile di Siena in merito alla vertenza aperta contro Pam dai sindacati e da Fabio Giomi, 62 anni, una delle vittime del «test del carrello», architettato dall’azienda in autunno.
A novembre la Filcams Cgil toscana aveva denunciato alcuni licenziamenti nell’azienda della grande distribuzione organizzata dopo che un ispettore dipendente dell’azienda aveva nascosto della merce dentro altre confezioni, evitando così di pagarla in cassa: i lavoratori che non si erano accorti del trucco erano stati mandati via o si erano visti comminare delle sanzioni disciplinari «per omesso controllo».
Tra questi per l’appunto Giomi, che ha portato il caso davanti al giudice e che ieri ha visto riconosciuta l’illegittimità del provvedimento nei suoi confronti: l’azienda è stata condannata al reintegro del lavoratore e al pagamento del danno subito e delle spese processuali. In mattinata, all’inizio dell’udienza, c’era stato un tentativo di mediazione però fallito: Pam aveva proposto il ritiro del licenziamento, accompagnato però da una sospensione disciplinare di dieci giorni, mentre fuori dal tribunale Cgil e Uil hanno dato vita a un presidio partecipato da almeno un centinaio di persone.
Durante l’incontro però era stato reso noto che i dipendenti allontanati erano stati in totale una quarantina, spesso titolari di contratti più onerosi per l’azienda, vuoi perché con un’anzianità significativa, o magari perché beneficiari di legge 104. Non è da escludere quindi che nuove cause arrivino davanti ai giudici del lavoro, con un precedente di illegittimità già scritto. «Licenziare un lavoratore con un inganno, cercato una prima volta senza riuscirci e poi riproposto una seconda volta, è qualcosa di gravissimo. Dove si voglia arrivare con questo metodo non lo sa nessuno» ha detto il segretario toscano della Cgil Rossano Rossi.
«I diritti dei lavoratori e la loro dignità non possono essere calpestati in questo modo» ha attaccato il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. «Parafrasando il detto: a Siena c’è un giudice. Ora auspichiamo che tutti gli altri lavoratori licenziati utilizzando questa orrenda e vergognosa pratica vadano incontro allo stesso destino, e che Pam si scusi pubblicamente con loro» ha detto la deputata 5S Valentina Barzotti.
