Sebbene lo stalking condominiale non sia esplicitamente menzionato nel Codice penale, viene comunque riconosciuto dalla giurisprudenza come una condotta che può rientrare nel più ampio genus degli atti persecutori, come sancito dalla Corte di Cassazione.
Un caso emblematico ha riguardato un professore di Firenze che, come emerso dalle indagini, aveva causato, con la propria condotta, un persistente stato di ansia nei suoi vicini. In particolare, l’imputato era solito lasciare i suoi tre cani labrador da soli nel giardino della sua abitazione, disturbando costantemente, sia di giorno che di notte, il vicinato con il loro abbaiare. Questo comportamento, alla fine, ha costretto i vicini ad acquistare una nuova casa, poiché tutte le soluzioni adottate, come i doppi vetri o i tappi per orecchie, non erano sufficienti a ridurre il rumore.
Tra gli esempi di stalking condominiale vi sono molestie verbali, sorveglianza ossessiva del vicino, o vere e proprie intimidazioni fisiche. Tuttavia, come confermato dal Tribunale, anche il comportamento di un proprietario di cani che non si preoccupa di evitare disturbi alla tranquillità condominiale può essere considerato stalking.
