Circolazione stradale: inammissibile la testimonianza del terzo trasportato

La Corte di Cassazione, per consolidato orientamento giurisprudenziale, ha ribadito che la vittima di un incidente stradale è incapace a testimoniare perché ha un interesse giuridico sotteso alla lite (ordinanza n. 19121 del 17.07.2019).

La questione giuridica sottoposta all’esame della Corte riguardava il caso di un’auto pirata, la quale, invadendo l’opposta corsia di marcia, investiva frontalmente un altro mezzo, dandosi poi alla fuga. Sul veicolo travolto viaggiavano la conducente e sua sorella. La proprietaria del mezzo incidentato conveniva in giudizio la società assicurativa designata per conto del Fondo di Garanzia Vittime della Strada al fine di ottenere il risarcimento dei danni patiti. In primo grado, la richiesta risarcitoria veniva accolta, ma l’attrice si doleva della sottostima del danno e ricorreva in appello. In sede di gravame, il giudice rigettava la richiesta dell’appellante, ritenendo che l’unica testimone escussa – la sorella della conducente – fosse incapace a deporre. Pertanto, espunta la testimonianza, il fatto di danno si considerava non provato. La conducente ricorreva così in Cassazione.

Ebbene, secondo la Corte la vittima di un sinistro, pur essendo stata risarcita, è incapace a testimoniare in giudizio (Cass. Ord. 12660/2018; Cass. 19258/2015; Cass. 16541/2012; Cass. 13585/2004). Infatti, la valutazione circa la sussistenza di un interesse concreto e attuale, che esclude la capacità a testimoniare, prescinde «dalle vicende che rappresentano un posterius rispetto alla configurabilità di quell’interesse» (Cass. 1580/1974). Di talchè il risarcimento ricevuto dalla sorella, non esclude la sussistenza di un interesse al procedimento in corso.

Infatti, sono incapaci a testimoniare i soggetti portatori di interessi giuridicamente rilevanti e non di mero fatto. I soggetti titolari di un interesse concreto, attuale e personale, che li coinvolga «nel rapporto controverso sì da legittimarli a partecipare al giudizio in cui è richiesta la testimonianza».

Alla luce di tali considerazioni, la Corte ha ribadito che «la vittima di un sinistro stradale è incapace ex art. 246 c.p.c. a deporre nel giudizio avente ad oggetto la domanda di risarcimento del danno proposta da altra persona danneggiata in conseguenza del medesimo sinistro, a nulla rilevando che il testimone abbia dichiarato di rinunciare al risarcimento o che il relativo credito sia prescritto». 

Il ricorso deve essere pertanto respinto.

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