Roma, a Boccea 48 poliziotti sfrattati dopo 17 anni: denunce e proteste

Poliziotti che sfrattano poliziotti. È il paradosso che si sta concretizzando a Boccea, dove quarantotto famiglie rischiano a breve lo sgombero dalle loro abitazioni. Residenti particolari quelli del complesso residenziale dall’esotico nome di «Collina delle Muse»: sono tutti poliziotti, carabinieri o finanzieri che hanno vinto a inizio anni Duemila un bando della Prefettura. Case Erp, Edilizia residenziale pubblica, creata dal Comune con i Piani di zona. Ovvero: il privato costruisce, in cambio gli immobili vanno a chi ha redditi bassi, in questo caso, da convenzione, a esponenti delle forze dell’ordine (diversi con figli disabili a carico) che combattono la criminalità organizzata.

Urbanistica in aiuto dei servitori dello Stato, se non fosse che l’anno scorso, scaduti i contratti di locazione – dopo 17 anni di affitti pagati – la società costruttrice, la Boccea Gestioni Immobiliari, ha deciso fuori tutti e case in vendita. La vicenda è molto ingarbugliata tra ricorsi, esposti, interrogazioni parlamentari. Perché gli inquilini in divisa si sono opposti in tutte le sedi con i propri legali, segnalando una serie di violazioni. «Ricordo per iniziare che la società ha realizzato gli immobili col 75% di fondi pubblici del ministero delle Infrastrutture e ora intende rivenderli a prezzo di mercato, ovvero guadagna e in più caccia coloro a cui erano destinati le case. – spiega l’avvocato Luigi Parenti -. Si sta anche ignorando il diritto di prelazione garantito dalla legge Lupi, cioè l’acquisto degli alloggi da parte di chi ci vive».

Dopo il danno anche la beffa perché una decisione del commissario ad acta nominato dal Tar a cui si era rivolta la Boccea, ha definito nuovi canoni a dir poco esosi e persino in parte retroattivi per gli inquilini, che ora subiscono pignoramenti degli stipendi; I sindacati di polizia Consap e Snap hanno sollecitato a più riprese un intervento del governo, il vice premier Matteo Salvini ha anche aperto un tavolo interistituzionale. Ma mentre Comune, Regione e Prefettura lavorano al caso, gli sfratti diventano esecutivi, il primo in lista sarebbe fissato per domani. Alcune delle famiglie hanno già lasciato le abitazioni, altre hanno invece vinto in appello vedendosi rimandato lo sgombero.