- disturbi gravi e continuativi del riposo notturno;
- peggioramento delle condizioni di salute;
- sensazione di insicurezza generale;
- degrado urbano, con danneggiamenti a edifici e automobili;
- deprezzamento degli immobili residenziali.
La responsabilità risarcitoria è stata provata perché, nel caso di Milano, il Tribunale ha ritenuto dimostrata la colpa omissiva del Comune, valorizzando i poteri-doveri previsti sull’inquinamento acustico, dal Testo unico degli enti locali e dalla normativa di settore, l’inefficacia delle misure adottate e la mancata attivazione di ulteriori iniziative esigibili secondo il criterio giurisprudenziale. Non solo. Il rumore notturno viene qualificato come una lesione dei diritti costituzionali alla salute, all’inviolabilità del domicilio e al pacifico godimento della proprietà. I giudici sono molto chiari, perché nella sentenza spiegano che rumori di quella intensità “impediscono di dormire, generando una situazione di stanchezza cronica che pregiudica lavoro, incombenze quotidiane, svago e relazioni sociali”. Non si tratta quindi di un semplice disagio, ma di un pregiudizio serio, attuale e – quindi – risarcibile in via equitativa.
