Movida e schiamazzi notturni, il Comune deve risarcire se non fa nulla per tutelare i cittadini

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Dal 2016 gli abitanti del quartiere Lazzaretto-Melzo denunciavano una situazione diventata insostenibile. Musica ad alto volume, urla e schiamazzi, assembramenti e frastuono continuo proveniente dalle strade e dalle aree pubbliche impedivano non soltanto il sonno, ma ledevano il diritto alla quiete all’interno della proprie mura domestiche.

Ebbene, nel giudizio di merito, la magistratura in particolare ha acclarato che la fastidiosa movida era fonte di:
  • disturbi gravi e continuativi del riposo notturno;
  • peggioramento delle condizioni di salute;
  • sensazione di insicurezza generale;
  • degrado urbano, con danneggiamenti a edifici e automobili;
  • deprezzamento degli immobili residenziali.
Nonostante le numerose segnalazioni da parte di cittadini ormai esausti ed esasperati, in giudizio è stato altresì acclarato che il Comune non aveva adottato misure efficaci per contenere il fenomeno. Perciò, la movida continuò e proprio questa inerzia e passività si è rivelata decisiva ai fini della condanna.

Considerando inoltre che, per l’OMS, 40 decibel costituiscono la soglia ideale per il sonno, nel caso milanese le soglie risultavano ampiamente violate, a diretto danno della cittadinanza. Come accennato, il Comune è stato così ritenuto responsabile per danni.
Ecco perché il giudice civile ha ordinato al Comune di far cessare o ridurre le immissioni rumorose. Al contempo, ha disposto una misura coercitiva ai sensi dell’art. 614 bis del c.p.c., con una sanzione economica per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione.
La pronuncia in oggetto è interessante anche sotto un altro profilo. Infatti, non è necessario che i cittadini chiamino in causa i gestori dei locali. Il Comune è legittimato passivo autonomo, in quanto proprietario delle vie da cui giungono le immissioni.

La responsabilità risarcitoria è stata provata perché, nel caso di Milano, il Tribunale ha ritenuto dimostrata la colpa omissiva del Comune, valorizzando i poteri-doveri previsti sull’inquinamento acustico, dal Testo unico degli enti locali e dalla normativa di settore, l’inefficacia delle misure adottate e la mancata attivazione di ulteriori iniziative esigibili secondo il criterio giurisprudenziale. Non solo. Il rumore notturno viene qualificato come una lesione dei diritti costituzionali alla salute, all’inviolabilità del domicilio e al pacifico godimento della proprietà. I giudici sono molto chiari, perché nella sentenza spiegano che rumori di quella intensità “impediscono di dormire, generando una situazione di stanchezza cronica che pregiudica lavoro, incombenze quotidiane, svago e relazioni sociali”. Non si tratta quindi di un semplice disagio, ma di un pregiudizio serio, attuale e – quindi – risarcibile in via equitativa.

Concludendo, collocandosi in un panorama giurisprudenziale ormai consolidato, la sentenza n. 9566 lancia un messaggio chiaro a tutte le amministrazioni locali: favorire le attività commerciali notturne e le relazioni sociali non può avvenire a discapito della salute e del diritto al riposo dei residenti. Con questa pronuncia, il bilanciamento tra divertimento e diritti fondamentali ha ora confini più netti. E il Comune deve rispondere, al pari di un privato, se non si adopera tempestivamente per tutelare i cittadini dalle immissioni rumorose della movida.